Si potranno far pagare di più le fasce di reddito più elevate, studiare eventuali sistemi di esenzione, ma gli aumenti delle tariffe degli asili nido e del trasporto scolastico, ferme dal 2000, sono inevitabili, visto il rischio di penalizzare in futuro Roma rispetto al resto d’Italia.
È quanto emerso dalla commissione Scuola di Roma Capitale, riunitasi stamattina per fare il punto sul tema, dopo che il Tar, la scorsa settimana, ha sospeso i rincari, compreso lo stop all’esenzione per il terzo figlio, approvati a luglio dall’Assemblea capitolina durante il dibattito sul bilancio previsionale 2014.
Sospensiva che, hanno ricordato i tecnici del dipartimento capitolino Servizi educativi e scolastici, causa al momento un mancato gettito di “circa 2 milioni di euro per l’anno in corso”. Soldi su cui, ha precisato Alfredo Ferrari, presidente della commissione Bilancio, “lavoreremo nella manovra di assestamento”, visto che almeno fino all’anno prossimo le tariffe resteranno quelle in vigore fino all’estate 2014.
La priorità, ricorda il presidente della commissione Scuola Valeria Baglio (Pd), è “alleggerire la pressione sulle famiglie”, dopo che “oggi abbiamo comunque incassato la possibilità di riammissione nei nidi per i nuclei che vi avevano rinunciato anche dopo l’aumento delle quote”. Quote che il Campidoglio aveva fissato a 162 al mese a bambino per il 2014-15, rispetto alle 146 previste fino a quel momento. Una cifra, sottolineano i tecnici del dipartimento, “molto al di sotto dei 309 euro della media nazionale” e che “disallinea Roma rispetto ad altre grandi città italiane, come Bologna con 349 euro, Milano con 232 e Napoli con 210, con il rischio di penalizzazioni al subentro della logica dei costi standard per i trasferimenti dallo Stato”.

