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Assumevano, ma per finta: arrestati. Gli extracomunitari diventano badanti

Avevano sfruttato la procedura di sanatoria per far ottenere i permessi di soggiorno a cittadini stranieri che non ne avevano diritto. I Carabinieri hanno scoperto un’associazione criminale che operava tra Roma, Viterbo e L’Aquila: gli irregolari comparivano come dipendenti, ma i datori di lavoro erano solo prestanome. Sette le ordinanze di custodia cautelare, ma durante le perquisizioni a sorpresa in casa della figlia di uno degli indagati spuntano armi e munizioni

Erano diventati la porta che garantiva loro un ingresso in Italia alla luce del sole: ottenere l’agognato permesso di soggiorno era facile. L’organizzazione smantellata dai Carabinieri reperiva sia extracomunitari da regolarizzare sia cittadini italiani disposti a figurare come datori di lavoro sfruttando la cosiddetta “sanatoria per le badanti”.

carabinieri

Grazie alla procedura di emersione dal lavoro irregolare, l’associazione criminale, composta da cittadini italiani, riusciva a fare ottenere permessi di soggiorno a quegli extracomunitari che però non ne avevano titolo. Sono sette le ordinanze di custodia cautelare, di cui 6 in carcere e 1 agli arresti domiciliari, che i Carabinieri hanno notificato alle prime luci dell’alba; a queste si aggiungono 27 persone già denunciate nel corso delle indagini. Decine le perquisizioni in corso, tra Roma, Viterbo e l’Aquila.
Per tutti l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata a favorire l’illegale ingresso e permanenza sul territorio nazionale di cittadini stranieri privi dei requisiti richiesti dalla normativa sul soggiorno. L’organizzazione si occupava del reperimento di cittadini stranieri da regolarizzare e di cittadini italiani disponibili a comparire quali falsi datori di lavoro, della realizzazione della falsa documentazione da utilizzare, della compilazione delle richieste di emersione e del loro inoltro allo Sportello Unico per Immigrazione del Ministero dell’Interno.
In particolare i documenti principalmente falsificati erano i CUD con i quali si attestava falsamente di percepire un reddito che in realtà era inesistente. Il giro d’affari del sodalizio criminale era di circa 30.000 euro al mese; una cifra che poteva variare in funzione del numero di stranieri regolarizzati poiché ognuno di questi doveva corrispondere all’organizzazione la somma complessiva di 3.000 euro così ripartite: 1.000 euro subito; 1.000 all’atto della consegna all’interessato del nulla osta rilasciato dallo Sportello unico per l’Immigrazione della Prefettura; 1.000 ad avvenuta concessione del permesso da parte dell’Ufficio Stranieri della Questura.
Nella camera della figlia 21enne di uno degli indagati, C.T., è stata rinvenuta una busta con all’interno una pistola Beretta 92FS matricola abrasa, numerose munizioni, diversi caricatori, due passamontagna, una scatola di guanti in lattice e una cassetta metallica con altre munizioni e un coltello con una lama di 20 centimetri. A seguito di ciò, la ragazza è stata arrestata per detenzione illegale di arma clandestina e munizionamento.