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Atac così si cambia. La protesta del Codici

Prende avvio la prima parte del piano di razionalizzazione della rete del trasporto pubblico. “Un altro scempio a cui i cittadini debbono sottostare” prostesta Ivano Giacomelli, segretario nazionale dell’associazione dei consumatori ‘Codici’

Prende il via la prima parte del piano di razionalizzazione della rete del trasporto pubblico di Roma Capitale: soppresse le linee periferiche 072, 112, 121, 122, 140, 175, 200D, 291, 312, 330, 442, 491, 496, 553, 565, 770 e 925. Per non creare troppi disagi derivanti da tali soppressioni, è stato deciso di modificare altri percorsi, cioè 042, 075, 75, 85, 541, 556, 556f.

“Un altro scempio a cui i cittadini debbono sottostare – denuncia Ivano Giacomelli, segretario nazionale del Codici. – Oltre al danno anche la beffa: i consumatori pagano di più per un servizio ridotto. Siamo certi che le linee soppresse fossero veramente poco utili? Il piano sembra piuttosto drastico. La motivazione per cui sono state abolite delle linee è che queste viaggiavano troppo vuote (meno del 15% di capienza) e che le corse avevano bassi livelli di utenza (circa il 30% delle corse)”.

“Si taglia dove ci sarebbe più bisogno di implementare il servizio – conclude Giacomelli – le periferie, dove il traffico delle automobili è in costante crescita, come dimostrano i quotidiani ingorghi del Grande Raccordo Anulare. È inevitabile, il taglio di numerosi chilometri delle corse del trasporto pubblico aumenterà ancor di più il traffico privato, rendendo ancora più inefficiente il servizio di trasporto pubblico. Incredibilmente, tutto ciò avviene a fronte di un aumento del costo del servizio. Se infatti consideriamo i chilometri fantasma (quelli non coperti dai mezzi Atac), dobbiamo calcolare che dal 2011 ad oggi questi sono scesi di ben 30 milioni, cioè il 25% in meno del servizio. Contemporaneamente il costo del servizio è aumentato: i biglietti lo scorso anno sono aumentati del 50%, ma calcolando anche la diminuzione del 25% del servizio, in pratica i consumatori pagano il 75% in più. Per una qualità che, si ricordi, spesso lascia molto a desiderare”.