“Guarda, io sono un investigatore privato, tua madre mi ha mandato qua”. Dall’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sulle baby squillo ai Parioli emergono nuovi dettagli di questa storia che mescola soldi, sesso e droga nell’ambito di una infanzia violata.
“Mi ha raccontato che questo cliente si è presentato all’appartamento in viale Parioli, come cliente – così racconta una delle due ragazze riportando le confidenze dell’amica, timorosa di essere stata scoperta dalla madre in quella sua attività del doposcuola – lei ha cominciato a dirgli che c’aveva 16 anni, dove abitava. Lui l’ha spinta a dire la verità. Lui gli faceva capire che già sapeva e che quindi era inutile che nascondeva”
Secondo il racconto della ragazzina, l’amica le avrebbe riferito di aver pregato l’uomo di non dirlo alla madre: “Non mi ricordo se lei gli ha detto ti do il doppio di quanto ti ha dato mia madre, tipo…. una cosa del genere, oppure glieli ha chiesti lui. Però mi sembra che lei glielo ha detto. E lui ha detto: ‘Va bene. Cento euro alla settimana, se non me li dai io dico tutto a tua madre’”.
Il pubblico ministero quindi ricorda come nel corso di un interrogatorio l’altra minore aveve già raccontato che una persona le si è presentata “prima con un cliente, poi ha riferito di essere un investigatore ingaggiato dalla madre e che, per non riferire quello che lei faceva, voleva una somma di danaro pari a 1.500 euro ed un rapporto sessuale”. Quindi la minore ha confermato il racconto la richiesta di denaro e l’avvenuto rapporto sessuale benché sapesse che era minorenne.
