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Roma

Più si scava e più si precipita nel torbido. Nuova puntata dell'operazione Ninfa, il blitz dei carabinieri di Roma che ha messo a nudo il giro delle baby squillo ai Parioli. Sesso, tanto sesso e in cambio di cocaina: insomma le ragazzine vendevano il proprio corpo in cambio di droga. Un fiume di cocaina che ha devastato le loro menti a tal punto da accettare anche incontri con coppie.


L'ultimo atto è l'iscrizione nel registro degli indagati della ragazzina più grande, la sedicenne. Secondo il Gip avrebbe indotto la più piccola a prostituirsi. E prima ancora l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma, Maddalena Cipriani, su richiesta dei PM della Procura della Repubblica di Roma, Maria Monteleone e Cristiana Macchiusi, nei confronti di due persone, Mirko Ieni (cl. 1975) e G.M. (cl. 1964), ritenuti responsabili di induzione alla prostituzione minorile e spaccio di sostanze stupefacenti. Le ulteriori indagini sullo sfruttamento della prostituzione delle due ragazze minorenni nel quartiere romano dei Parioli hanno infatti consentito di acquisire nuovi gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Iemi, già arrestato lo scorso 28 ottobre, il quale deve oggi rispondere di reiterati episodi di spaccio di cocaina, da lui fornita alle due minorenni e ad altre due donne (una 40enne e una 32enne) di cui sfruttava la prostituzione.

baby squillo 500


Gli addebiti a carico di I.M. derivano dalle dichiarazioni delle quattro, rese ai PM e ai Carabinieri che hanno confermato il contenuto di alcune significative conversazioni telefoniche in cui l’arrestato e le interlocutrici facevano riferimento a cessioni di sostanze stupefacenti per uso personale. Del resto, nel corso delle perquisizioni effettuate il 28 ottobre, i carabinieri trovarono e sequestrarono alcune dosi di cocaina nel portafoglio di una delle due minori al centro della vicenda. Le due maggiorenni che si prostituivano hanno inoltre riferito come lo Iemi fosse disponibile a fornire la cocaina anche per i loro clienti.
 

Quanto alla posizione di G.M., questi era un cliente abituale delle due minori (“cliente bambus” soprannome evocativo della cocaina in gergo “bamba”) il quale era solito pagare le prestazioni sessuali anche con la fornitura di dosi di cocaina. All’uomo, di professione imprenditore edile, è contestato anche il reato di induzione alla prostituzione minorile per avere avuto rapporti sessuali con le due minori e per avere proposto loro incontri sessuali con un'altra coppia di persone.
Intanto non si ferma la caccia agli altri clienti. Procura e carabinieri stanno leggendo uno ad uno tutti gli sms spediti e ricevuti dalle due ragazzine nei quali raccontavano le loro performances e il costo delle prestazioni. L'inchiesta non si ferma e nomi quali “Marco” e “Luca” dovrebbero avere un'identità nelle prossime ore.

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