A Roma e nel Lazio rischia di esplodere qualcosa di grosso. E i segnali ci sono tutti. Non vanno sottovalutati. Ho fatto riferimento all’emersione della questione morale all’interno della Regione Lazio. Zingaretti ha un gruppo di bad boys, ha titolato l’Espresso, ma dalla Pisana non si sente una voce a discolpa, e nemmeno uno straccio di annuncio di querela. Eppure si parla di una serie di inchieste aperte su assessori, consiglieri, dirigenti, ma tutti stanno zitti, sperando che passi la nottata. Ad aggravare le cose, delibere dubbie su fondi per consentire ai comuni di spendere – senza spiegare i criteri in maniera seria – che vengono portate in commissione bilancio con emendamenti all’ultimo momento e documenti richiesti per la cui lettura vengono lasciati solo cinque minuti ai consiglieri ad opera del presidente dell’organo, Buschini, Pd, zelante esecutore delle volontà della Casa
Per inciso, noi non abbiamo voluto legittimare la votazione della delibera che riguardava il patto di stabilità regionale, uscendo dall’aula; il resto dell’opposizione si è rifugiata nell’astensione.
Poi, anzi prima, ci si mette anche una giovane deputata del Pd, Marianna Madia, che prende a cannonate il gruppo dirigente del Partito democratico di Roma e nazionale La parlamentare – che fu scelta come capolista da Veltroni nel 2008 per la circoscrizione di Roma – ha detto testualmente che nel suo partito ci sono “delinquenti”, circolano più precisamente “piccole associazioni a delinquere”, e il problema non credo che siano le loro dimensioni. Accuse gravissime, di cui nessuno l’aveva sentita fare cenno, né sul suo sito, né su Facebook o su Twitter, che pure frequenta abitualmente. Di questa storia ha parlato due giorni fa Il Fatto, ieri noi, il Secolo d’Italia e molto più autorevolmente il Corriere della Sera con un’intervista alla stessa Madia, ma a parte qualche farfugliamento sul lessico, così ha detto, la sostanza resta tutta intera: “Mi riferivo ai gruppi di potere”, ha “spiegato”, alle primarie “ho realmente capito che cosa succede nel territorio”. Parla di “filiere” e di sistemi di “spartizione zone per zone”. Se non ha usato la parola “cosca” poco ci è mancato, ma una cosa e’ certa: se sommiamo i bad boys coniati dal settimanale di De Benedetti con le delibere frettolose alla Pisana e i metodi portati alla luce dalla Madia, c’e’ da preoccuparsi del rischio di involuzione di un partito che un tempo si diceva orgoglioso di rappresentare l’Italia della legalità”.
Invece, non una voce sdegnata si è levata a tutela dell’immagine del Pd. Silenzio da Epifani, dal segretario regionale Gasbarra, da quello romano Patané. Avete invece il dovere di parlare. E anche il Pdl si deve svegliare, smaltire in fretta l’elaborazione del lutto per la sconfitta romana e ricominciare a fare opposizione seriamente. Quanto alla Madia, ci aspettiamo una convocazione da parte della Procura di Roma, che non può certo restare ferma. Se una parlamentare dice le cose che abbiamo letto sul suo partito, il minimo che possiamo attenderci è una rapida passeggiata a Palazzo di Giustizia per sapere nomi e cognomi dei “delinquenti”, l’organizzazione dei “gruppi di potere” e come venivano “spartite” le zone. Se non interviene la Procura e nemmeno la sanità psichiatrica, ci sia almeno l’annuncio che una parlamentare che dice cose di questo genere, se non sono vere, non sarà più ricandidata. O si teme che possa dire altro? Madia, chi è costei?”.
Francesco Storace, segretario La Destra
