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Roma
Bilancio di tasse. E il risanamento? Doccia Scozzese: ecco i numeri

di Belfagor


Invertire la sofferenza. Silvia Scozzese, assessore al bilancio, ha incorniciato nella maniera più curiale possibile il suo esordio in Aula Giulio Cesare. Numeri, percentuali, tabelle: dietro l'esortazione, ammiccante alla volontà dell'ottimismo contro il pessimismo della ragione, premono le difficoltà finanziarie della Capitale. Non si scherza con la semplice e brutale aritmetica della contabilità di un'amministrazione che risponde, per altro, agli interessi e alle sensibilità di quasi tre milioni di cittadini romani.
Cosa ha detto l'assessore? La manovra di bilancio inverte il quadro degli ultimi due anni con una impennata delle entrate, tributarie ed extra tributarie, ovvero del complesso della tassazione locale. Ecco il dettaglio per il 2014: le suddette entrate “si prevede che ammontino a poco più di 6 miliardi e mezzo di euro”, costituite « per il 44,78% da entrate tributarie, per poco più del 13% da trasferimenti e per circa il 15% da entrate extratributarie”. Il resto, precisa  sempre l'assessore, « si divide tra il 15% di alienazioni di beni patrimoniali e trasferimento di capitali insieme a partite minori”. Dunque, rispetto all'esercizio precedente, 244 milioni di euro di maggiori entrate. Principali i rincari riguarderanno la Tasi sulla seconda casa, che schizza all'11,4 per mille. Accanto a questo, con l'occhio rivolto alle fasce deboli, vi è uno sforzo per utilizzare al meglio le detrazioni.
Con questo ulteriore appesantimento della pressione tributaria, Marino infrange definitivamente uno dei principi cardine della sua campagna elettorale. A dispetto delle promesse mette le mani, come si dice in volgare, nelle tasche dei cittadini: quasi 250 milioni in più non sono una bazzecola per i contribuenti romani. Alla prova dei fatti si dimostra che la crisi di Roma, intesa come difficoltà strutturale a tenere i conti in ordine, non si risolve usando le armi del moralismo.
In questo quadro, le opposizioni hanno deciso di limitare il ricorso agli emendamenti. Sembra che stavolta saranno soltanto 100.000, a dire il vero ancora uno sproposito. Perché non dare un esempio di serietà presentando poche e qualificate correzioni? La pubblica opinione è assetata di capire cosa è possibile fare, da posizioni di maggioranza o di opposizione, per "invertire la sofferenza". Ci vogliono idee chiare e molto coraggio.
Intanto i termini per l'approvazione del bilancio di previsione degli enti locali sono stati prorogati al 30 settembre. Mai un Governo della Repubblica era giunto, dal Dopoguerra ad oggi, a un traguardo così umiliante: al cospetto dell'Europa, purtroppo, non fa capolino l'Italia che vuole "cambiare verso" secondo l'ispirazione renziana. Tutt'altro! In ogni caso il Comune di Roma deve far presto, giacché solo dopo aver chiuso il bilancio 2014 sarà possibile, entro agosto, definire e approvare al tavolo di Palazzo Chigi l'atteso Piano di rientro. Qui sta il vero banco di prova della credibilità di Renzi e Marino.
Il Piano ha l'ambizione di rimettere sulle gambe una gestione finanziaria che nell'ultimo biennio, complice la politica della lesina verso i Comuni, è andata fuori controllo. Occorre dire, per altro, che non sono state ancora chiarite le cause di questo dissesto un po' mascherato e un po' strumentalizzato. Forse rimarranno prigioniere delle infinite contestazioni tra vecchi e nuovi amministratori. Invece, senza fare chiarezza sul passato, le obbligate scelte imminenti saranno gravate da un'ombra di preoccupazione in ordine a rischi di future, ma non lontane, ricadute nelle voragini dei debiti nascosti.
Si tratta di capire, ad esempio, quale sia la ragione che autorizza a mobilitare 300 milioni (in mano alla ragioneria comunale) per adesso bloccati dal Patto di stabilità. Sembrerebbe una buona cosa, ma rischia di alimentare la spirale della cattiva gestione. Il Patto di stabilità equivale a una terapia sanitaria, piacevole o spiacevole, eppure necessaria. Se il Comune registra una dinamica di spesa eccessiva per alcune voci di bilancio, tanto da subire lo stop per effetto del Patto, non si ottiene un buon risultato allentando i vincoli nell'illusione di aggirare felicemente l'obbligo di revisione della spesa stessa. I giochi di prestigio possono essere divertenti a condizione che non alterino nella mente di chi osserva e giudica la percezione della realtà oggettiva. In definitiva, è questo il risanamento che Roma si attende?
È augurabile che nei prossimi giorni cresca l'attenzione sul complesso di questi problemi. Certamente, chiunque abbia a cuore il presente e soprattuto il futuro della città, avverte il bisogno di maggiori controlli. Per questo, tra le varie ed eventuali, suscita perlomeno perplessità l'ipotesi di affidare al Sindaco le funzioni di commissario per la gestione del Piano di rientro. A questo riguardo, se le opposizioni dichiarassero la loro contrarietà, il Governo farebbe bene a tenerne conto. Trasparenza ed equilibrio, insieme, valgono a garantire un presupposto fondamentale del buongoverno locale. Marino se ne faccia una ragione.

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