Con lo sgombero di Communia a San Lorenzo si sta consumando una brutale scelleratezza politica, che segnala, ammesso ce ne sia bisogno, l’angustia culturale di chi a Roma continua a contrastare l’attivismo sociale nei quartieri con esibizioni muscolari e aggressioni militaresche. É stato un vero e proprio agguato contro i movimenti che si battono contro la speculazione urbana e per il riuso sociale dell’edilizia dismessa. In questo sgombero di Ferragosto non c’è solo la tradizionale ottusità repressiva e persecutoria delle furerie romane ma si scorge anche quel becero disprezzo verso ogni iniziativa che in città crea relazioni sociali, pratiche solidali, ricerca culturale, insomma benessere e serenità; a conferma che la politica degli sgomberi è nient’altro che una strategia per desertificare i quartieri e spegnere le coscienze.
Sono tuttavia certo che Communia troverà il modo, insieme ai movimenti, alle associazioni e ai tantissimi che già si stanno mobilitando in sua difesa, di riprendere il suo cammino e le sue lodevoli attività, ma ritengo che in questa prospettiva sarà decisivo il ruolo del Comune di Roma: la giunta Marino dovrà cioè decidere se in quella vecchia officina di San Lorenzo si potrà continuare a fare cultura e democrazia, oppure se invece si deve autorizzare una sua trasformazione speculativa.
E’ la prima verifica politica sulle intenzioni della nuova amministrazione o i quartieri si risanano e si rianimano con la socialità e il mutualismo o si consegnano alla meschina ingordigia degli immobiliaristi.
Sandro Medici, Repubblica Romana
