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Bufera Camera Commercio: ”Solo smania di poltrone”

Secondo l’attuale Statuto e in base alla normativa vigente, il presidente non può essere sfiduciato in nessun caso. C’è anche da precisare che i consiglieri sono 32 (compreso il sottoscritto), non 30, come è stato scritto erroneamente e riportato da alcuni giornali. Per eventuali modifiche statutarie serve una maggioranza qualificata, cioè 22 voti, ammesso e non concesso che il documento sia stato firmato da 20 consiglieri. E comunque, l’unico metodo previsto dallo Statuto per cambiare la “governance” è quello delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri che, facendo decadere il Consiglio, consentirebbe di procedere a nuove elezioni e quindi di verificare il vero “peso di rappresentanza” delle associazioni in base a fatturato, dipendenti e contributi versati. Il rinnovo del Consiglio camerale permetterebbe anche di garantire un’adeguata rappresentanza all’imprenditoria femminile. Invito pertanto i firmatari del documento che, peraltro,non è stato ancora consegnato alla Presidenza, a procedere in tal senso se, come dicono, auspicano davvero una discontinuità ai vertici della Camera.
Secondo l’attuale Statuto e in base alla normativa vigente, il presidente non può essere sfiduciato in nessun caso. C’è anche da precisare che i consiglieri sono 32 (compreso il sottoscritto), non 30, come è stato scritto erroneamente e riportato da alcuni giornali. Per eventuali modifiche statutarie serve una maggioranza qualificata, cioè 22 voti, ammesso e non concesso che il documento sia stato firmato da 20 consiglieri. E comunque, l’unico metodo previsto dallo Statuto per cambiare la “governance” è quello delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri che, facendo decadere il Consiglio, consentirebbe di procedere a nuove elezioni e quindi di verificare il vero “peso di rappresentanza” delle associazioni in base a fatturato, dipendenti e contributi versati. Il rinnovo del Consiglio camerale permetterebbe anche di garantire un’adeguata rappresentanza all’imprenditoria femminile. Invito pertanto i firmatari del documento che, peraltro,non è stato ancora consegnato alla Presidenza, a procedere in tal senso se, come dicono, auspicano davvero una discontinuità ai vertici della Camera.
L’unica motivazione alla base del documento, che chiede una svolta programmatica è nella smania di poltrone. E’ evidente che, in questo momento, le imprese romane hanno bisogno di tutto, fuorché di questi rituali da Basso Impero”. L’invocata discontinuità mal si concilia con l’azione unanime fin qui portata avanti dai vertici camerali. Ricordo che tutti i provvedimenti degli ultimi tre anni sono stati approvati all’unanimità dalla giunta, della quale fanno parte due dei firmatari del documento, a cominciare dal vicepresidente che è corresponsabile di quanto deciso finora dalla CCIAA. E sfido tutti i consiglieri a indicare un solo provvedimento che sia stato proposto e non recepito dall’attuale giunta.
Al di là di ogni polemica, un raggruppamento che escluda Unindustria, l’Acer (costruttori romani), l’Abi (l’associazione bancaria), Confcooperative e le organizzazioni agricole non può avere la pretesa o, addirittura, arrogarsi il diritto di rappresentare tutte le imprese del territorio.


Giancarlo Cremonesi, presidente Camera di Commercio di Roma