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Bufera sulla fake news della piscina aperta solo alle donne, l’Islam non c’entra

Polemiche a Roma per l’apertura estiva di una piscina a Tor Tre Teste riservata alle sole donne. Il centrodestra attacca parlando di sharia, ma il PD smentisce: l’accesso è aperto a tutte

Bufera sulla fake news della piscina aperta solo alle donne, l’Islam non c’entra

Scoppia la polemica politica a Roma attorno a un’iniziativa promossa da una piscina situata a Tor Tre Teste, in via Giuseppe Candiani. La vicenda riguarda l’apertura dell’impianto in orari prestabiliti riservati esclusivamente a un pubblico femminile per i quattro mercoledì del mese di agosto, ovvero il 5, il 12, il 19 e il 26. La struttura garantisce la presenza di uno staff completamente al femminile, tra segretaria e bagnina, consentendo alle frequentatrici di indossare qualsiasi tipo di abbigliamento da bagno, dal classico bikini al burkini, passando per l’intero e il tankini.

Nessuna esclusiva per le donne musulmane

Diverse pagine social, esponenti politici di centrodestra e testate giornalistiche hanno rilanciato la notizia descrivendo l’evento come un accesso riservato unicamente alle donne di fede islamica, generando un’ondata di sdegno.

Secondo quanto chiarito dagli organizzatori, non esiste alcuna limitazione legata alla religione: l’accesso è aperto a tutte le donne che desiderano usufruire di uno spazio riservato, indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose o culturali. L’obiettivo dichiarato è offrire un ambiente in cui possano sentirsi a proprio agio anche coloro che, per motivi personali, culturali o di riservatezza, preferiscono fare il bagno in assenza di uomini.

La proposta nasce dalla collaborazione tra la Comunità islamica di Roma e la direzione della piscina di Tor Tre Teste. Il calendario prevede due possibili fasce orarie, dalle 7:30 alle 9:30 oppure dalle 18:30 alle 20:30, a fronte del pagamento di una quota d’ingresso di 40 euro comprensiva dei quattro appuntamenti. L’accesso è consentito a tutte le donne a partire dai 16 anni d’età, a patto di essere munite di cuffia, asciugamano e ciabatte, senza alcuna distinzione o vincolo religioso.

Le polemiche politiche non si sono fatte attendere

Nonostante le precisazioni, le reazioni della politica non si sono fatte attendere. L’assessora alla Cultura e alle Pari Opportunità della Regione Lazio, Simona Baldassarre, è intervenuta duramente affermando che parlare di integrazione attraverso forme di segregazione rappresenta un controsenso, e ha ricordato al Partito Democratico capitolino che la città merita politiche capaci di unire anziché creare spazi esclusivi destinati a compiacere la comunità islamica.

Il capogruppo dem Claudio Poverini, capogruppo Pd nel Municipio 5, ha respinto con decisione tutte le accuse, specificando di aver unicamente aiutato un gruppo di ragazze della comunità islamica a contattare l’impianto sportivo, che ha poi espresso la propria disponibilità.

Nessun finanziamento pubblico

Poverini ha ribadito che la struttura rimane aperta a tutte le donne, comprese coloro che per motivi personali possono provare disagio nel mettersi in costume e che in questo modo trovano uno spazio protetto. Il consigliere ha inoltre smentito categoricamente l’impiego di fondi pubblici, definendo vergognosa la speculazione politica in atto.

Sulla questione è intervenuto anche il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (FdI), annunciando un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro dello Sport Andrea Abodi e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Rampelli ha parlato di un tentativo di introdurre norme della sharia all’interno delle strutture pubbliche e ha denunciato l’iniziativa come una vera e propria discriminazione di genere nei confronti degli uomini, ritenuta incompatibile con i principi di libertà ed eguaglianza previsti dall’ordinamento italiano.