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C’è anche il ricorso per il ponte della Scafa, nei guai Claudio Salini della Ics Grandi Lavori

C’è anche il costruttore Claudio Salini, dell’omonima impresa edile, tra gli indagati per corruzione coinvolti nell’inchiesta sui ricorsi pilotati al Tar del Lazio. Un coinvolgimento che, per chi indaga, è relativo all’annullamento del provvedimento di assegnazione dell’appalto per la costruzione del Ponte della Scafa dove la società riconducibile all’imprenditore si è classificata seconda. Stando all’ordinanza cautelare, il giudice amministrativo Franco De Bernardi e l’avvocato Matilde De Paola, a partire dallo scorso marzo, “accettavano, per il tramite di Francesco Clemente (anche lui indagato e già ai domiciliari, ndr.) da Ics Grandi Lavori spa (riconducibile al Gruppo facente Capo a Claudio Salini e quindi di fatto riferibile ad attività di controllo di quest’ultimo) la promessa del pagamento di imprecisate somme di denaro in cambio della sua attività di indebito interessamento ed illecita interferenza volti ad alterare le corrette procedure di assegnazione e decisione del ricorso proposto da ICS per l’annullamento del provvedimento di assegnazione dell’appalto per la costruzione del Ponte della Scafa”.

“Condotta illecita – scrive il gip Maria Paola Tomaselli – in effetti concretamente posta in essere da De Bernardi mediante la predisposizione di memorie difensive ed altre condotte orientate a conseguire un esito favorevole al ricorrente, come in effetti avvenuto, con corresponsione a De Bernardi di una prima parte (euro 5.000) del compenso concordato”. Claudio Salini, scrive il gip, “è in definitiva il soggetto direttamente interessato dal ricorso, appare pienamente al corrente della questione e ciò non solo, sotto un profilo formale, in ragione della carica sociale ricoperta, ma in relazione soprattutto al contatto diretto registratosi tra lo stesso e il De Berardi”.

Nel ricostruire la vicenda il gip spiega che in questo caso “il privato non contatta il giudice De Bernardi, ma è, al contrario, già un cliente dell’avvocato De Paola, alla quale era stato indirizzato dal di lei marito, amico dell’amministratore delegato della società Francesco Clemente”. Secondo il gip, la De Paola “ricorre al sostegno del giudice De Bernardi al fine evidente di acquisire il gruppo Salini come cliente, avendo peraltro ben compreso che Clemente l’aveva incaricata della causa, affiancandola all’avvocato” già incaricato “proprio per giovarsi dell’intervento illecito di De Bernardi”. Numerose le conversazioni intercettate sul punto, da cui emerge che “da un canto Clemente, per conto del gruppo Salini, si rivolga alla De Paola, affiancandola a un precedente difensore, per ottenere il concreto ed illecito “interessamento” del giudice nell’ambito del Tar e che dall’altro che la De Paola, compreso il vero motivo che ha indotto Clemente a conferirle l’incarico, coinvolga De Bernardi al fine di fidelizzare il cliente e rendere stabile il rapporto”. Fatta salva questa diversa modalità di acquisizione del cliente, evidenza il gip, “anche nel caso del ricorso di Salini l’attività della coppia De Bernardi-De Paola si sviluppa secondo gli schemi collaudati. Il soggetto che si rapporta con la De Paola è Clemente e De Bernardi, dopo aver palesato la propria “fattiva presenza”, limita al minimo i contatti diretti con i “clienti”, una volta che gli stessi abbiano incaricato il legale, limitandosi ad intervenire esclusivamente nei momenti in cui si presentino delle criticità o delle difficoltà nel rapporto con i medesimi”.