di Fabio Carosi
Se qualcuno vuole capire come e perché il Comune di Roma, la Regione Lazio e il commissario straordinario non riescono a risolvere il problema dell’emergenza rifiuti, è pregato di leggere l’esposto querela che è stato presentato nella stazione dei carabinieri del Divino Amore da Massimo Falco, presidente del Coordinamento No Discariche No Inceneritori e contiene e ha un duplice valore: contiene la storia esatta e documentata del sito della Falcognana e chiede in via cautelativa il sequestro dell’area.
E così al fascicolo già aperto dalla Procura di Roma ora si aggiunge una seconda denuncia-dossier che lascia poco spazio alle interpretazioni. Oltre a richiamare il combinato disposto delle leggi che il commissario vorrebbe aggirare confidando nei superpoteri, la querela rivela il prezzo che i romani dovranno pagare per smaltire i rifiuti post-trattamento nel posto meno idoneo di tutta la città. A conti fatti, l’esborso per i residenti a Roma, calcolato sulla durata dell’invaso ipotizzata dal commissario Sottile in 24 mesi, sarebbe di 215 milioni di euro, con un costo per tonnellata di 215 euro a fronte di quello che si paga a Copenhagen pari a 110 euro a tonnellata.

Ma perché tanti soldi? A pesare è il costo dell’esproprio stimato in circa 150 milioni di euro, al quale va aggiunto poi il servizio affidato senza alcuna gara. Quasi una cortesia alla società Ecofer, per la quale la denuncia riserva un capitolo speciale nella ricostruzione della proprietà che finisce tra l’Abruzzo, le Marche e un ramo napoletano, con accuse che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, corruzione e per finire con l’accesso abusivo a sistemi informatici.
Lo sanno i cittadini del Divino Amore, lo hanno scritto i giornali tra cui Affaritaliani.it che per primo ha sollevato il velo sul nuovo business, e forse quando lunedì prossimo la Guardia di Finanza consegnerà il dossier, anche il Commissario Sottile capirà che prima di puntare la penna sulla planimetria della città e collocare la discarica, forse era necessario qualche approfondimento sulla titolarità di terreni e impianti.
Infine, ed è un capitolo pesantissimo che getta ombre sul ruolo della Regione Lazio e sul presidente Zingaretti, i querelanti fanno le pulci ai dirigenti regionali e scoprono che sono alle prese con una difficile operazione di sbiancamenti dei curriuola, macchiati da vicende che consiglierebbero di destinarli ad altri incarichi. Per chi vuole leggere il ritratto che traccia il Comitato dii Guido Magrini, Raniero De Filippis e Luca Fegatelli deve sempre avere la pazienza di sfogliare l’atto.
Due considerazioni finali: in questo scenario il cui profumo supera per di molto l’olezzo naturale dei rifiuti c’è da registrare l’assenza del sindaco di Roma e del presidente della Regione. Quando Nicola Zingaretti era alla Provincia di Roma se non altro aveva l’alibi del Comune a guida Alemanno che decideva di non decidere su nulla. Ora le cose sono cambiate e se vuole collocare la discarica al Divino Amore, ci deve mettere la faccia. Lo chiedono i cittadini.
