La recente chiusura del celebre club Alexanderplatz, che da trent’anni animava la scena jazz capitolina, risuona negli ambienti musicali come l’ennesimo campanello d’allarme che sconforta musicisti e appassionati. Si riduce ancora l’offerta dell’entertainment della città e Roma si candida a diventare la Capitale europea con meno jazz club in proporzione a una popolazione che sfiora i tre milioni di abitanti. La capitolazione dello storico Alexanderplatz arriva, poi, dopo il tramonto della storica rassegna di Villa Celimontana e in contemporanea con la delicata situazione in cui versa la Casa del Jazz. Quali sono oggi a Roma i veri club sopravvissuti per gli amanti del genere?
Affaritaliani.it ha degnato una piccola mappa cittadina di quegli esercizi che propongono una programmazione continuativa a base di solo jazz. Partiamo dal rione Monti dove sorge il Charity Café (charitycafe.it) in Via Panisperna, aperto dal 2000, che oltre buona musica propone anche aperitivi, vini e cocktail. In zona Corso Trieste ha sede il Cotton Club (cottonclubroma.it) in Via Bellinzona, che prevede jazz, swing, charleston, foxtrot e dixieland con apprezzati musicisti internazionali dal giovedì al sabato. Il più longevo sulla piazza è rimasto il Gregory’s (gregorysjazz.com) di Via Gregoriana, situato in pieno centro tra Fontana di Trevi e Piazza di Spagna. Dal 1996 propone jazz dal vivo dal martedì alla domenica, ogni sera due set e due ore di jazz dal vivo con i migliori artisti italiani e grandi ospiti internazionali. In via Mirandola c’è il 28 Divino Jazz (28divino.com) al Tuscolano, con un jazz selezionato che comprende progetti originali, musica di contaminazione, avanguardie, standard. Il locale può vantare il primo posto come miglior jazz club ai “Jazzit Awards 2012″. Sul palco si alternano musicisti affermati della scena romana, italiana e internazionale con una particolare ricerca di giovani e promettenti talenti.
Ci spostiamo in zona Piramide dove troviamo il BeBop Jazz Club (bebopjazzclub.net). Dagli Anni ’90 in via Giulietti, diventa subito un punto di riferimento per gli appassionati del genere. Ed è proprio in questi anni che, grazie agli incontri e alle session tra musicisti di fama nazionale e internazionale, la scelta della musica poi si amplia fino a ricomprendere i territori alle frontiere del jazz, come il blues, l’R&B, il jazz-funk, lo swing, sino a toccare le contaminazioni della musica del centro America. La sorpresa arriva poi dall’ultimo arrivato, l’Elegance Cafè (elegancecafe.it) di via Veneto. Dallo scorso ha aperto i battenti nella storica via della Dolce Vita, proponendo unico nel suo genere una programmazione giornaliera, sette giorni a settimana, compresi i mesi estivi. “Una scelta coraggiosa -commenta ad Affaritaliani.it Remo Proietto, titolare e direttore artistico della venue- che però ripaga dello sforzo e dell’investimento. All’inizio è stata dura, ma, giorno dopo giorno il pubblico si affeziona alla nostra atmosfera”. Tutte le declinazioni del jazz: swing, nu jazz, smooth jazz, easy jazz e tutte le sue contaminazioni e per i gusti più adulti e raffinati. Appassionati habitué, ma, anche il turista internazionale passa dall’Elegance sapendo di trovare sempre musica dal vivo in un’atmosfera discreta e raffinata. In controtendenza rispetto alle battute d’arresto cittadine, rigenera le speranze del pubblico puntando sulla continuità delle proposte musicali e promuovendo un palco che per gli artisti emergenti. “Siamo pochi privati che tengono duro -spiega Proietto- ad eccezione dei grandi eventi e dei festival per lo più estivi, l’offerta è notevolmente diminuita. I piccoli club faticano a resistere gravati da ogni tipo di problematica come affitti, tasse e permessi”.
Un aiuto dalle istituzioni non sarebbe una nota stonata, visto che oltre all’entertainment questi locali custodiscono, alimentano e tramandano la cultura del jazz. Anche in Italia, anche a Roma.
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IL VIAGGIO. Casa del jazz in crisi, villa Celimontana al tramonto e Alexanderplatz chiuso: la città si candida a diventare la Capitale europea con meno jazz club in proporzione a una popolazione che sfiora i tre milioni di abitanti. Chi non “molla”
