Lesioni volontarie aggravate dall’abuso di potere: son questi i reati contestati dal pubblico ministero Eugenio Albamonte all’agente immortalato da fotografi e cameramen mentre, giubbotto di pelle e pantaloni tabacco, con casco e manganello si avvicina a una coppia abbracciata sull’asfalto e con un piede sale sull’addome della ragazza durante i tafferugli avvenuti a margine della manifestazione dei movimenti per il diritto all’abitare di sabato scorso.
“Pensavo di aver calpestato uno zainetto abbandonato in strada, non ho visto che c’era una persona a terra – Così si è giustificato l’agente – Stavo guardando in aria – ha detto – per controllare che nella nostra direzione non stessero arrivando bombe carta. Non ho visto la manifestante, ho sentito di aver calpestato qualcosa, pensavo uno zainetto”. Il racconto, contenuto nella relazione consegnata dalla Digos in Procura, non sembra convincere gli inquirenti: in alcuni video che avrebbero ‘incastrato’ l’artificiere, si vede l’uomo guardarsi intorno nel muoversi durante quel momento dei tafferugli.
Per il momento la manifestante non ha presentato alcuna denuncia: l’ipotesi di reato delle lesioni è perseguibile d’ufficio solo in caso di ferite giudicate guaribili in oltre venti giorni. Gli inquirenti potrebbero quindi anche reperire la cartella clinica della manifestante per fare più chiarezza. L’agente, un artificiere, si è ieri presentato dai colleghi della Questura dopo essersi riconosciuto nel video che mostra quanto accaduto.







