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Caso Cucchi, la provocazione-verità. “Vi spiego perché la sentenza è giusta”

Dopo l’assoluzione in Corte d’Appello per insufficienza di prove degli imputati coinvolti nel processo per la morte di Stefano Cucchi, l’amara riflessione di Giuseppe Musmarra: “Una condanna esistenziale non ce la possiamo permettere”

di Giuseppe Musmarra

Vorrei spiegare perché la sentenza di assoluzione sul caso Cucchi è giusta. E’ giusta perché è l’unica possibile. Una condanna avrebbe voluto dire condannare tutti noi, un’intera società, un intero sistema di valori distorti. Sarebbe stato condannare quei medici che quando in ospedale arriva un vecchio decidono di lasciarlo nel corridoio tanto è vecchio e deve morire, che cazzo vuole, o quegli infermieri che quando uno sta male sbuffano perché c’è il cambio turno e rischiano di restare lì due minuti di troppo. Una volta in un ospedale romano sento dei lamenti, dalla stanza esce un infermiere e dice alla collega: ma questa che cazzo se lamenta, tanto c’ha le metastasi e deve morì.
E dunque, che colpa particolare hanno quei medici che avevano lì Cucchi? Avranno pensato: è un tossico, e io tra poco c’ho la partita di calcetto. E quei poliziotti che l’hanno picchiato avranno pensato: vabbè mica è l’unico che meniamo, che è tutta ‘sta tragedia? Ecco perché l’assoluzione è giusta. E’ giusta in questo senso. Perché una condanna, senza appello, una condanna esistenziale per tutti noi, non ce la possiamo permettere.