Nel pieno dell’estate, i luoghi dell’arte della Capitale offrono un’occasione preziosa per staccare dalla routine e dal caldo, trascorrendo qualche ora al fresco tra opere, storie e linguaggi contemporanei, ospitati in alcuni dei palazzi più belli della città.
“Non sempre si muore”, il titolo della mostra, è tratto da un’intervista rilasciata dall’autore a Clive Griffiths nel 1988 e va inteso come un attestato di vitalità: Pazienza continua a vivere nei capolavori che non tramontano, nei fogli inediti che riemergono, nello sguardo lucido con cui ha attraversato il suo tempo e immaginato il futuro che abitiamo ai nostri giorni.
Il percorso di mostra segue un ordine cronologico, restituendo la logica interna dell’opera di Pazienza. Dagli anni della formazione fino alle ultime opere, le tavole a fumetti si snodano in una sequenza di stanze che girano intorno a un multiforme nucleo centrale, animato da testi, illustrazioni e disegni pittorici, in cui viene presentato per la prima volta al grande pubblico il murale eseguito dal vivo durante la Fiera del Fumetto a Napoli nel 1987.

Opera monumentale – otto metri di lunghezza per due metri e mezzo di altezza – raffigura una venatio, una lotta di guerrieri e animali, ambientata in un’antichità classica che proprio in quel momento storico stava appassionando l’artista.
Il ritmo della mostra è dato dal rapporto tra parola e immagine, riconducendo la pagina disegnata ai suoi elementi fondanti. Bozzetti a matita, studi, improvvisazioni e performance sulle grandi superfici dialogano con appunti, poesie, lettere private e prose di ogni genere. Una vasta selezione di materiali d’archivio, tra cui fotografie, filmati e registrazioni audio, restituiscono il contesto comunitario e sovversivo in cui le opere di Pazienza sono state concepite.

Al centro dell’esposizione, centinaia di tavole a fumetti in cui i protagonisti compongono un campionario umano irripetibile. Personaggi dai nomi evocativi come Pentothal, il personaggio attraverso cui il genio dell’artista si è rivelato al mondo, Zanardi, lo studente liceale che Pazienza ha costruito come incarnazione del cinismo degli anni Ottanta; Pertini, l’amatissimo “Presidente partigiano missionario” e Pompeo, testamento artistico di Pazienza, in cui si compie la sublimazione perfetta tra l’autore e la sua creatura. Tutti indissolubilmente legati alle congiunture che li hanno visti nascere, sono riusciti col tempo ad assumere significati universali, divenendo intramontabili dispositivi di realtà.

È in questa corrispondenza tra cronaca e immaginario, nel perfetto connubio tra testo e rappresentazione, che si svela il segreto per cui Andrea Pazienza è ancora qui.

A cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti, “Non sempre si muore” raccoglie il testimone dalla mostra “La matematica del segno” al MAXXI L’Aquila – dedicata agli anni di formazione e ai primi geniali esperimenti – per completarne il racconto.
E’ un progetto in due capitoli che rinnova l’impegno del MAXXI nella promozione degli artisti che hanno segnato la cultura del Novecento italiano e anticipato molte delle domande che l’arte del XXI secolo si pone ancora oggi.
Lo testimonia, poco dopo, l’intensa Storia di Astarte, rimasta incompleta a causa della sua morte. Esposto per la prima volta in un contesto museale, grazie a un intervento di restauro finanziato dal MAXXI e volto alla sua valorizzazione, questo capolavoro conferma la grandezza di Pazienza non solo come fumettista e disegnatore, ma come artista a tutto tondo.

Lungo il percorso sono esposti molti altri personaggi minori, che compongono un campionario umano irripetibile: maschere che rivelano, caricature che incidono, confessioni che non chiedono indulgenza.
In questo secondo capitolo, il ritmo della mostra è dato dal rapporto tra parola e immagine. Tutto mostra la perizia grafica dell’autore e si intreccia con appunti, poesie, lettere private e prose di ogni genere. A completare il quadro, una vasta selezione di materiali d’archivio, tra cui fotografie, filmati in super 8 e registrazioni audio, fino alle riproduzioni di opere i cui originali risultano dispersi, o che non è stato possibile mostrare, che restituiscono il contesto comunitario e sovversivo in cui le opere di Pazienza sono state concepite.

La mostra è accompagnata da un public program e anche da un catalogo Coconino Press –Fandango, editore di tutte le opere di Andrea Pazienza, con testi di Oscar Glioti, Giulia Ferracci, Francesca Alinovi, Rossana Campo, Enrico Beniamino de Notaris, Giacinto di Pietrantonio, Emi Fontana, Cinzia Leone, Maicol & Mirco, Domenico Migliaccio, Michele Mordente, Vincenzo Mollica, Veronica Raimo, Alessio Trabacchini, Nicoletta Verna.

“Il MAXXI non si limita a ospitare l’opera di Pazienza: lo celebra”-sottolinea Maria Emanuela Bruni, Presidente Fondazione MAXXI-“il suo lavoro dialoga con la stessa intensità con il mondo dell’arte, con i giovani creativi che oggi ne scoprono la forza visiva e con chi, nelle sue tavole, ritrova frammenti della propria esperienza. Raggiungere pubblici diversi non significa semplificare, ma ampliare le possibilità di accesso alla bellezza. Il MAXXI è uno spazio in cui le generazioni si incontrano, si contaminano e si interrogano: un luogo dove chi è abituato alle geometrie dell’architettura di Zaha Hadid può lasciarsi sorprendere dal tratto vibrante di Zanardi o da quello spiazzante di Pentothal, personaggi che prendono vita nelle tavole di Pazienza. La sua arte resta una scintilla sempre viva, capace di continuare ad accendersi nel tempo e di ricordarci, come lui stesso ci ha insegnato, che non sempre si muore”.

