Nel luglio 2025 il divulgatore confessava una certa attrazione per il generale. Un anno dopo, davanti al video creato con l’intelligenza artificiale, cambia registro: «Aridatece Russell Crowe». Anche le passioni politiche, evidentemente, hanno una data di scadenza.
Quando Vannacci era una tentazione
Era il luglio del 2025 e Alessandro Cecchi Paone, accomodato davanti ai microfoni della Zanzara, aveva deciso di abolire contemporaneamente prudenza, riservatezza e freno a mano. Tra confessioni sanitarie, fantasie con guardie svizzere e un compleanno festeggiato in compagnia, il furbo Giuseppe Cruciani lo sottopose a un singolare ballottaggio erotico: Roberto Vannacci oppure Alessandro Zan?
La risposta non lasciò spazio al riconteggio: Vannacci. Il generale, spiegava Cecchi Paone, era «più maschio», una «bestia» passata dalla Folgore; Zan, invece, troppo dolce e troppo amico per accendere la scintilla. Nella stessa graduatoria privata Salvini superava Bonelli, Macron travolgeva Trump e Ursula von der Leyen batteva Marco Rizzo per manifesta incompatibilità ideologica. Era la geopolitica applicata alla camera da letto, con la Nato sostituita dal testosterone.
Dal desiderio al pollice verso
Un anno dopo, però, il fascino marziale sembra essersi leggermente appannato. A luglio 2026 Vannacci è comparso nell’ormai famoso video realizzato con l’intelligenza artificiale nelle vesti di imperatore romano. Nell’arena figurano alcuni avversari politici, tra cui Elly Schlein, Giuseppe Conte, Romano Prodi e Laura Boldrini, mentre il generale conclude la scena con un solenne pollice verso. Chiamato a commentare il kolossal digitale durante Coffee Break, Cecchi Paone ha liquidato la produzione con una battuta che vale più di una recensione: «Aridatece Russell Crowe».
Sorvolando sulla biografia
A ben guardare, il nome del generale Vannacci è stato più volte accostato a quello di Giulio Cesare, soprattutto dopo alcune sue dichiarazioni nelle quali ha evocato una sorta di continuità ideale, spirituale e perfino biologica con i grandi protagonisti della storia italiana. Il militare e politico ha infatti sostenuto di avere «nelle vene una goccia del sangue» di figure come Enea, Romolo, Giulio Cesare e Leonardo da Vinci, indicandole come simboli di un’eredità nazionale alla quale sentirsi legato. Un riferimento che ha immediatamente alimentato il dibattito pubblico, oltre a una lunga serie di ironie, meme e commenti politici. Storici e giornalisti, tra cui Aldo Cazzullo, hanno sottolineato il carattere paradossale dell’accostamento: Cesare, secondo numerose fonti classiche, fu una personalità dai costumi sessuali assai lontani dalla rigida visione identitaria e tradizionalista spesso sostenuta dallo stesso Vannacci. Da qui la battuta diventata rapidamente virale: il generale rivendica il sangue di Cesare, ma forse non tutta la sua biografia.
Dalla “bestia” della Folgore alla comparsa di Gladiator il passo è stato dunque breve. Nel 2025 Vannacci sembrava materiale da pruriginosa fantasia proibita; nel 2026, vestito da Cesare artificiale, non supera neppure il provino. Morale: l’intelligenza artificiale può ringiovanire, incoronare e costruire un Colosseo in pochi secondi. Ma contro il disincanto di Cecchi Paone non c’è algoritmo che tenga.

