La cantante e arpista piemontese trionfa nella finale dello storico concorso milanese, giunto alla 23^ edizione, dedicato ai nuovi talenti della musica italiana. Una vittoria che premia originalità, eleganza e personalità artistica.
Quando il talento non ha bisogno di urlare
C’è chi per emergere punta sugli effetti speciali e chi, invece, lascia parlare la musica. È la seconda strada quella scelta da Cecilia Lasagno, vincitrice della finale 2026 de L’artista che non c’era, uno dei concorsi più autorevoli dedicati alla nuova canzone d’autore italiana. La cantante e arpista piemontese ha conquistato il gradino più alto del podio grazie a una proposta artistica fuori dagli schemi, capace di trasformare uno strumento spesso relegato alla musica classica in un protagonista della canzone contemporanea.
Il suo è un percorso costruito con pazienza, studio e ricerca sonora. La voce delicata ed armoniosa (che ci piacerebbe sentir cantare anche in italiano), l’arpa utilizzata come elemento identitario e una scrittura personale hanno convinto la giuria, che ha premiato un progetto lontano dalle logiche dell’omologazione e vicino alla filosofia dei grandi cantautori.
A Sanremo con Max Gazzè
Tra le esperienze che hanno contribuito a far conoscere Cecilia Lasagno al grande pubblico c’è anche la prestigiosa collaborazione con Max Gazzè. Nel 2018 l’artista torinese è infatti salita sul palco del Festival di Sanremo 2018 al fianco del cantautore romano, impreziosendo con la sua arpa l’esecuzione de La leggenda di Cristalda e Pizzomunno. Una presenza tutt’altro che ornamentale: il timbro del suo strumento è diventato uno degli elementi distintivi del brano, contribuendo a creare quell’atmosfera sospesa e fiabesca che ha conquistato critica e pubblico. La collaborazione nacque quando Gazzè, alla ricerca di un’arpista capace di uscire dagli schemi della musica classica, ricevette il suo nome da collaboratori comuni e la scelse per il progetto. Da quell’esperienza, culminata anche nella partecipazione all’album Alchemaya, Cecilia Lasagno ha consolidato la propria reputazione come musicista versatile, dimostrando come l’arpa possa dialogare con il cantautorato contemporaneo senza perdere eleganza né personalità
Un premio che guarda al futuro della musica italiana
La vittoria di Cecilia Lasagno rappresenta anche il senso più autentico de L’artista che non c’era: scoprire e valorizzare musicisti che difficilmente troverebbero spazio nei tradizionali talent show, privilegiando qualità compositiva, interpretazione e originalità rispetto alla sola esposizione mediatica. La finale ha riunito alcuni dei migliori artisti emergenti selezionati durante il lungo percorso del concorso, confermando ancora una volta il ruolo della manifestazione come osservatorio privilegiato sulla nuova musica d’autore italiana.

Per Cecilia Lasagno, che si aggiudica il premio di un minitour di 5 date, il riconoscimento rappresenta un importante trampolino di lancio. Ma, soprattutto, è la dimostrazione che esiste ancora un pubblico disposto ad ascoltare proposte autentiche, dove tecnica, sensibilità e personalità artistica riescono a prevalere sul rumore di fondo del mercato. Una vittoria che premia il coraggio di essere diversi e che lascia intravedere un futuro ricco di nuove opportunità.


