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Cemento contro rifiuti: è guerra. Caltagirone: siluro di carta a Cerroni

INSIDE. Con un’inchiesta a sorpresa il quotidiano dell’imprenditore delle costruzioni attacca il “re delle discariche”. E accusa: “Ha costruito il suo impero grazie ai legami col centrosinistra romano e ora blocca la svolta dei rifiuti”. Dietro il fronte che si è aperto l’emergenza del cdr e la necessità di aumentare la quota di combustibile da bruciare per evitare che finisca in discarica. Il ruolo di Acea e lo spacchettamento di Ama in bad e good company. Chi ci guadagna

di Claudio Roma

Poco più di due mesi dalle elezioni comunali e tra i poteri forti della città esplode la guerra. Cemento contro rifiuti, Caltagirone contro Cerroni. Ad aprire il fuoco è il “quotidiano di famiglia” del Gruppo Caltagirone che affonda il coltello nelle vicenda dell’emergenza rifiuti, accusano “il re della discariche” di bloccare la svolta dei rifiuti.
Toni pesanti, che arrivano dopo altri giornali e che riprendono senza grandi novità le inchieste che vedono coinvolto il leader indiscusso del trattamento della “monnezza” ma che aggiungono un’accusa pesante: “Ha costruito il suo impero grazie ai legami col centrosinistra romano”.
Ma dietro l’offensiva mediatica, secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it che ha raccolto i rumors di Regione e Comune di Roma, si nasconde il vero business del futuro. Tramontata l’epoca delle discariche, come ha scritto lo stesso Cerroni che ha sfidato il ministro sull’esigenza di un impianto si smaltimento di “servizio” e con i grillini a presidiare la Regione Lazio, il futuro è segnato dalla raccolta differenziata ma anche dalla straordinaria produzione di “cdr”. E qui entrerebbe in gioco Caltagirone con la sua percentuale in Acea e gli impianti che l’azienda possiede a San Vittore e Orte.


Già, perché ammesso che il Comune di Roma riesca nel miracolo di aumentare la raccolta porta a porta, il vero business che si prepara è quello della produzione di energia attraverso la combustione dei residui del trattamento meccanico-biologico che ministro uscente e commissario straordinario stanno chiedendo in parte ad Ama e in parte allo stesso Cerroni.
Da mesi ormai, il cdr finisce in discarica e la chiusura di Malagrotta apre di fatto una nuova emergenza per la sovrapproduzione di combustibile. E la politica, stavolta, sembra intenzionata a dare il via libera. Lo hanno detto chiaramente gli esponenti del Cinque Stelle che, con grande equilibrio, ipotizzano un regime transitorio per giungere al “ciclo virtuoso” come d’altronde accaduto a Parma. Qui l’inceneritore ha avuto il via libera. La loro presenza alla Regione, dove Caltagirone ha spedito un messaggio sulle “collusioni” col centrosinistra, è garanzia di via libera al progetto.
E che Cerroni sia un ostacolo ai progetti di riordino del sistema, lo si evince anche dalle strategie che il Campidoglio di Alemanno ha in essere per Ama. Lo spezzatino dell’azienda non è altro che il nuovo modello per gestire il ciclo dei rifiuti: la raccolta affidata ad una bad company coi bilanci appesi e legati al finanziamento comunale e la “good” protesta vero il trattamento e il mercato dell’energia. In questo scenario, la possibilità che sia Acea il partner “privato ma non troppo” di Ama, prende sempre più corpo.
Così Caltagirone affila le armi e spedisce un siluro in casa del re delle discariche, nel tentativo di metterlo all’angolo e di trasformarlo nell’unico ostacolo al “nuovo ordine dei rifiuti”. E nell’angolo finiscono anche il gassificatore di Malagrotta e l’inceneritore di Albano, entrambi sotto attacco della magistratura. Il match è aperto e il business è chiaro.