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Centrale del Latte di Roma, il Cda è scaduto. E il futuro sa di acido: 10,7 milioni di rosso

Centrale del Latte di Roma, il Cda è scaduto. E il futuro sa di acido: 10,7 milioni di rosso

La nomina dei vertici slitta in attesa della sentenza sul contenzioso con Parmalat. Sindacati in allarme per i conti

Alla Centrale del Latte di Roma il problema non è soltanto riempire le bottiglie, ma trovare qualcuno che torni a sedersi nella stanza dei bottoni. Il nuovo consiglio di amministrazione non c’è, quello precedente è decaduto e l’assemblea degli azionisti ha scelto di attendere. Prima serve il verdetto del giudice sulla disputa tra Roma Capitale e Parmalat relativa al 75% delle azioni. Poi si potrà decidere chi guiderà una società alle prese con perdite pesanti e un futuro industriale incerto.

Le dimissioni che hanno fatto saltare il consiglio

La crisi dei vertici è esplosa con l’uscita di Enrico Scorsolini e Nicolò Carandini, i due amministratori espressi da Finlatte, contrari alla gestione dell’azienda presieduta da Fabio Massimo Pallottini. Le loro dimissioni hanno provocato la decadenza dell’intero Cda, come previsto dallo statuto.

L’assemblea chiamata a nominare i sostituti non ha raggiunto l’obiettivo: dopo una convocazione andata deserta, i soci hanno optato per il rinvio. Ma lo stallo non potrà proseguire indefinitamente. Entro trenta giorni dalla riunione dovrà essere convocata un’altra assemblea, anche senza una pronuncia del tribunale. La giustizia detta dunque i tempi delle nomine, mentre i problemi economici continuano a bussare alla porta.

Conti in rosso e lavoratori preoccupati

Il bilancio 2025 registra una perdita di circa 10,7 milioni di euro. Una cifra che rende urgente un piano di rilancio. Lo hanno chiesto Flai Cgil, Cisl e Uila nell’incontro del 23 ottobre con il direttore generale di Roma Capitale, Albino Ruberti. In gioco non ci sono soltanto i conti, ma la continuità produttiva e la tutela dei posti di lavoro.

Ruberti, secondo quanto riferito dai sindacati, ha spiegato che la vendita mediante gara pubblica non è praticabile per ostacoli tecnico-giuridici. Resta invece aperto il tavolo con Parmalat per una possibile cessione dell’azienda, senza certezze sull’esito del negoziato.

Qualora l’intesa non arrivasse e il Campidoglio mantenesse la maggioranza, Roma Capitale si è impegnata a mettere in campo gli interventi necessari per ristabilire l’equilibrio economico e gestionale. La Centrale resta così sospesa tra un giudizio e una trattativa, mentre lavoratori e fornitori hanno bisogno soprattutto di risposte. Perché il latte ha una scadenza stampata sulla confezione. Le decisioni, a quanto pare, molto meno.

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