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“Cerco lavoro, mi butto in politica”. Da studente e pierre di discoteche a consigliere di Roma Capitale

Se Obama telefona a Enrico Letta per ricordare la priorità della lotta alla disoccupazione giovanile, in Italia, o quantomeno a Roma, sembra che la politica stia diventando l’ancora di salvezza di giovani universitari o senza lavoro per sfuggire al dubbio futuro che il nostro paese è in grado di offrire.
Basta dare un’occhiata alle liste dei candidati delle elezioni comunali e municipali 2013  per accorgersi che oltre i soliti attempati quest’anno a presentarsi ci sono anche molti under 30.  Finalmente spazio ai giovani vien quasi da dire ma ecco che tra questi, nelle liste per aggiudicarsi i municipi centrali della capitale c’è B.T. 26 anni pierre di discoteche e anche L.G.  appena uscito dal liceo.
Tanto entusiasmo, accompagnato da cene e feste a Ponte Milvio e in locali alla moda promosse su facebook per la campagna elettorale. Per arraffare voti, i giovani, più disinvolti e tecnologici degli altri candidati, sfruttano al massimo i social network e il passaparola, tra questi non manca chi non si fa scrupoli e distribuisce i propri volantini il sabato sera ad una pompa di benzina in uno dei quartieri della Roma bene.
Dietro alle parole e alle promesse però sempre lo stesso copione: quello della classe politica italiana che ha come obiettivo l’occupazione delle poltrone piuttosto che una strategia per il futuro del Paese o in questo caso la volontà di adeguare una zona alle esigenze di chi vi abita, che sempre più spesso è costretto a vedere spazzatura sui marciapiedi o aree verdi dimenticate di una città che è sempre più trascurata e cupa.
Certo è che la politica non sente la crisi, appare ed è un’isola felice infatti, dove non si corre il rischio di bruschi licenziamenti, fallimenti e chiusure. Senza dubbio oggi è il miglior “settore” che si potrebbe scegliere per avviare la propria carriera, e se negli Anni ’80 si sognava di essere un grande manager o il Gekko del film “Wall Street” nel 2013 con un rapporto debito pil che fa paura e un tasso di crescita da terzo mondo i giovani romani, o almeno alcuni di loro, sognano un posto in politica e si lanciano a capofitto nell’avventura delle amministrative.
Attenzione però, essere giovani non vuol dire necessariamente essere portatori di cambiamento tutt’ora infatti la politica accoglie orde di impreparati e passatemi il termine, impresentabili tra le sue fila. La nostra città, come l’Italia, ora più che mai necessita di competenza, di una classe dirigente che la rispecchi e che non sia solo l’appiglio di indecisi arrivisti.


Giulia Sonzogno