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“Microspie illegali alla Regione”. Il legale di Fegatelli all’attacco

PROCESSO RIFIUTI. Domenico Oropallo, difensore del dirigente accusato di essere la lunga mano di Manlio Cerroni alla Regione, anticipa ad affaritaliani.it: “Indagato il 2 aprile 2012 e contro di lui da allora non c’è nulla”. E sui carabinieri del Noe: “Non erano autorizzati all’ascolto ambientale”

di Valentina Renzopaoli

Da anni si occupa, tra altre diverse tematiche, di reati ambientali, una lunga esperienza che l’ha portato a conoscere a menadito i meccanismi economici del complesso settore dei rifiuti. E da oltre cinque Domenico Oropallo è il legale e consulente di Luca Fegatelli, il dirigente della Regione Lazio accusato di associazione a delinquere e concorso in falso e abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti che vede imputato anche il patron di Malagrotta Manlio Cerroni.
Appassionato di musica e amante della vita in alto mare, nel passato dell’avvocato Oropallo c’è anche la politica. Da giovanissimo ha militato tra le fila della democrazia cristiana nella corrente della sinistra sociale di Donat-Cattin, poi un passaggio nell’amministrazione della provincia di Latina come consigliere, prima  dell’addio. Uno strappo improvviso mentre i venti di tangentopoli stravolgono lo scenario politico, distruggendo le speranze di chi considerava la politica una missione. Domenico Oropallo è tornato quindi al diritto,  diventando per un periodo il difensore di Santino De Matteo, affiliato ad un clan vicino ai Corleonesi coinvolto nella strage di Capaci, prima di scegliere di collaborare con la giustizia. E’ stato poi impegnato in un altro maxi processo noto alle cronache, ovvero quello relativo alle possibili infiltrazioni mafiose nel MOF di Fondi. Alla vigilia dell’apertura della fase dibattimentale del maxiprocesso sui rifiuti, sceglie Affaritaliani.it per anticipare quali saranno le prossime mosse difensive di uno degli imputati più in vista dell’intera inchiesta.
Avvocato Oropallo, secondo l’accusa il suo cliente Luca Fegatelli, ex direttore del Dipartimento istituzionale e territorio della Regione Lazio, sarebbe un servitore dello Stato che ha tradito il proprio incarico per diventare un “cortigiano” del “re di Malagrotta” Manlio Cerroni. Lei lo conosce, chi è Luca Fegatelli?
“Luca Fegatelli è un dirigente “trasversale” che ha ricoperto ruoli apicali con amministrazioni di orientamenti politici diversi, segno di un generale apprezzamento e stima bipartisan”.
Quale sarebbe stato secondo le indagini il ruolo di Fegatelli?
“Secondo le indagini del  PM Luca Fegatelli sarebbe subentrato a Lello Spagnoli  come dominus del settore rifiuti diventando l’interlocutore privilegiato di Bruno Landi, identificato dagli inquirenti come la mano lunga di Cerroni sulla Regione. Secondo l’impianto accusatorio Luca Fegatelli avrebbe fatto carriera, arrivando a ricoprire ruoli di responsabilità istituzionale in quanto “uomo di fiducia” dell’avvocato Manlio Cerroni. Ma in questo meccanismo ipotizzato dall’accusa, a nostro giudizio, manca un anello importante della catena. Se la carriera di un funzionario è governata dalla politica, non essendoci politici tra gli imputati di questo processo, non si capisce chi sarebbe stato l’anello di congiunzione che avrebbe permesso a Fegatelli di assicurarsi gli avanzamenti di carriera”.
Non le chiedo di anticipare la linea difensiva poiché il processo non è ancora entrato nella fase dibattimentale, ma come intendete rispondere a queste accuse?
“Noi il processo lo vogliamo fare e anche il più rapidamente possibile. Persino la prescrizione che, diciamocelo, per molte ipotesi di reato costituisce un epilogo più che realistico, non sarebbe per noi una soluzione positiva perché lascerebbe troppe ombre su chi, come il mio cliente, essendo ancora giovane, ha ancora legittime aspirazioni professionali. Ma non possiamo sorvolare su aspetti di natura processuale che continuano a procuraci grave disagio. Non si possono ristabilire le regole violandole sistematicamente”.
A che cosa si riferisce?
“A diversi aspetti dell’indagine che, almeno secondo noi, hanno violato le regole. Partiamo da un dato: le intercettazioni nei confronti del mio cliente iniziano nel novembre del 2008. Fegatelli subisce indagini invasive, accertamenti patrimoniali, viene persino intercettato durante i colloqui con il suo difensore, ossia il sottoscritto. Finalmente viene iscritto nel registro degli indagati il 2 aprile del 2012. Attenzione: nell’elenco delle prove prodotte dal pm Alberto Galanti non c’è un solo elemento raccolto dopo il 2 aprile 2012. Dunque, tutte le prove sono esclusivamente riferite ad un periodo in cui Fegatelli ricopriva una posizione indefinibile dal punto di vista processuale. Questa, secondo noi, è una clamorosa violazione del diritto di difesa”.
Durante l’ultima udienza del primo ottobre è scoppiata quella che  giornalisticamente abbiamo definito la “guerra delle intercettazioni”. Di fatto è emerso che le difese degli imputati non avrebbero potuto visionare i brogliacci delle intercettazioni e che per acquisire i quattrocento dischetti su cui sono stati raccolti intercettazioni, verbali e brogliacci, ogni imputato dovrebbe spendere 65mila euro. E’ cambiato qualcosa nel frattempo?
“La situazione è come l’abbiamo lasciata. Io non credo che questa operazione sia stata fatta appositamente per danneggiare gli imputati ma il fatto che ciascuno dovrebbe spendere 65mila euro credo non abbia bisogno di commenti. Il problema di estrapolare i brogliacci dai dischetti lo dovrà risolvere la Procura; quando ci prospetteranno una soluzione noi la valuteremo”.
Negli atti del pm compaiono anche delle intercettazioni ambientali registrate nell’ufficio del dottor Fegatelli: lei ha denunciato delle irregolarità nelle modalità di registrazione. Mi spiega cosa sarebbe accaduto?
“Siamo nel novembre 2008: il pm, all’epoca la dottoressa Maria Cristina Palaia, dispone d’urgenza un’intercettazione nella stanza della Regione di Luca Fegatelli e fissa data d’inizio e fine dell’operazione, come stabilisce la legge della durata di quindici giorni. Delegato il Noe, viene individuata una ditta di Civitavecchia per la fornitura dell’apparecchiatura e la gestione tecnica. I carabinieri entrano di notte negli uffici della Regione per istallare l’apparecchiatura ma l’operazione non va a buon fine perché trovano la porta della stanza di Fegatelli chiusa. Nulla di fatto: il 9 dicembre la dottoressa Palaia revoca la disposizione. Ma qualche giorno dopo, i carabinieri del Noe, in occasione di una perquisizione relativa ad un’altra indagine, rientrano nella stanza di Fegatelli e a quel punto ne approfittano per istallare il famoso apparecchio”.
Senza una nuova autorizzazione?
“Così ci risulta, inoltre bisogna fare un’altra precisazione: in questa circostanza, infatti, non viene installato un apparecchio per le intercettazioni telefoniche, che registra il segnale da deviare in sala d’ascolto dove l’operatore stila il brogliaccio e lo invia nel server della Procura; bensì un registratore Mp3 che continua a registrare fino a quando le batterie non si esauriscono, senza rispettare il termine di quindici giorni. Il 18 dicembre, quindi dopo quasi un mese, gli agenti del Noe vanno a ritirare il registratore, trasferiscono i dati e li mettono a disposizione dell’autorità giudiziaria. All’interno di questo materiale non c’è possibilità di capire quando ogni colloquio si sia verificato, in quale giorno e in quale orario. Noi riteniamo che questa modalità di indagine è inaccettabile e indebita”.
Al momento Fegatelli sta percependo stipendio?
“Fegatelli è stato sospeso e revocato dall’incarico, non ha più alcun incarico in nessun consiglio di amministrazione e percepisce solo un assegno sociale”.
Avvocato, ha mai avuto leggendo le carte, la sensazione che si tratti di un processo politico?
“Un processo che attraversa trasversalmente un’intera classe dirigente fatta di imprenditori, rappresentanti istituzionali, manager, è politico per definizione, nel senso che determina uno stravolgimento dell’equilibrio esistente. In questo contesto, il fatto che si possano inserire interessi che possano tentare di strumentalizzare il corso degli eventi, credo sia inevitabile. Io faccio l’avvocato e mi occupo degli aspetti processuali ma, come tutti, ho le mie idee e alcuni dati sono sotto gli occhi di tutti”.