“Ora Alemanno si deve dimettere”. Che siano 120 o 150 millimetri d’acqua caduti in poche ore sulla Capitale, e che ci sia al timone del Campidoglio Ignazio Marino o Gianni Alemanno, poco cambia. Sicuramente non succederà nulla e come Alemanno che non ha mai mollato, anche Ignazio Marino resterà sulla sedia sino a quando l’acqua non lo sommergerà.
Lo hanno capito i romani questa mattina, gli stessi che avevano vissuto con la Giunta precedente un nubifragio e ben due nevicate che avevano messo in ginocchio la città, che sui social hanno espresso la loro amarezza chiedendo le dimissioni di Alemanno, come se fosse lui ancora a “dare ordini”.
Ora il sindaco è cambiato ma la musica è la stessa. Con un’aggravante. L’inadeguatezza del primo cittadino, che allora si faceva immortalare con la pala mentre tentata di liberare la città dai fiocchi, era nota. Affaritaliani.it con attenzione, giusto distacco e totale libertà dalla politica, ha narrato le gesta dell’ex sindaco ridotto a riscuotere consensi con la satira. Ora tocca a Marino le cui scelte bizzarre rischiano di far fare alla Capitale d’Italia la fine della Concordia.
Roma affonda, Lo sapevamo tutti che la città in mano al chirurgo era devastata: strade colabrodo, sistema fognario senza manutenzione da anni e poi trasporti in ginocchio. E’ evidente che basta mezzo monsone per mandare tutto per aria. Avevamo evocato un piano Marshall per questa logora città, da giugno ad oggi abbiamo assistito al trionfo della fuffa (per chi non è romano è l’antimateria che nessuno può afferrare perché fatta di sana demagogia); alle biciclette che fanno sorridere, ai Fori pedonalizzati, sino ad un piano del traffico che neanche è stato adottato dalla Giunta. Per non parlare del “pianetto casa” che premia chi occupa e mortifica chi attende da anni.
Chiacchiere, unioni civili, soldi al vento per fuochi d’artificio e tutto quanto il nuovo sindaco ha fatti sinora, poco servono di fronte alle vere emergenze. Proviamo a ricapitolarle, nella speranza che il primo cittadino capisca che deve cambiare marcia. O cambiare città. In ordine sparso: lavoro, casa, strade, fogne. Basta? Sindaco, Roma perdona tutto ma se perde la pazienza…
Fabio Carosi
