di Fabio Carosi
L’allarme è suonato al Comitato Alemanno. Un accordo al ballottaggio tra Ignazio Marino e il Movimento Cinque Stelle consegnerebbe inevitabilmente la città alla sinistra e a un nuovo “modello Roma” che potrebbe avere riverberi devastanti sul piano nazionale.
Le smentite sull’ipotesi di un patto al quale starebbe lavorando in prima persona lo stesso Ignazio Marino, si rincorrono da giorni, col risultato di dare nuovo vigore al gossip pre-elettorale. Tra fanta-politica e scenari da quasi Terza Repubblica, con l’aiuto del solito bene informato, affaritaliani.it ha ricostruito l’ipotesi di accordo che fa tremare il centrodestra e anche il centrosinistra.
Dunque, in ordine. Ignazio Marino anche se candidato del Pd è sostenuto da una coalizione che ricorda molto “le ali da tagliare” dello scivolone dell’ex premier Mario Monti. Sel e il gruppo che guarda molto più a sinistra del Pd vicino a Enrico Letta, ha sempre guardato con benevolenza e col sorriso le posizioni oltranziste del Movimento, soprattutto per “l’anti alemannismo” e la chiave “sociale” dell’amministrazione. Così al primo turno ciascuno andrebbe a caccia dei suoi elettori per ottenere il massimo risultato. I “giochi proibiti” prenderebbero il via a urne chiuse e vedrebbe sul tavolo della trattativa l’unico “oggetto” che permetterebbe al Cinque Stelle di accettare un condominio complesso ma essenziale per poter mantenere il rapporto con la “mission” degli elettori e, soprattutto, aggiungere la perla di Roma nel Movimento di Governo.

E quale postazione migliore dell’assessorato al Bilancio, la cassaforte comunale, piena sì di debiti, ma soprattutto in grado di governare ogni azione politico-amministrativa di ciascun assessore. Per il Cinque Stelle, il controllo di Roma equivarrebbe ad un ministero e ad una vetrina eccezionale. E poi il dato politico: la strana alleanza porterebbe da una parte alla sconfitta del Pdl e di Berlusconi nella Capitale d’Italia e poi innescherebbe un devastante meccanismo di scissione nel Pd. Infine, gli effetti a livello di Governo nazionale: un vero terremoto che potrebbe far cadere Enrico Letta per andare di corsa a nuove elezioni col “modello Roma”.
E il Pd? Per ora i romani Sassoli e Gentiloni gettano acqua sul fuoco e moltiplicano gli endorsment nei confronti di Marino il quale però, all’incontro con la Federlazio, di fronte alle osservazioni degli imprenditori sul programma in stile “liberarale” e alla successiva richiesta di come mai fosse possibile che la sua managerialtià e i suoi progetti fossero confluiti nel Pd, ha riposta candidamente: “Non lo so…”. Persino il “puparo” Goffredo Bettini, vedrebbe di buon occhio lo scenario di accordo che darebbe margini di manovra maggiori alla Giunta Zingaretti, rallentata dal pressing costante del movimentista Barillari.
E a destra? Ad Alemanno non resterebbe che chiedere all’unico interlocutore utile di lasciare liberi gli elettori. Difficile che Alfio Marchini possa dare un’indicazione di voto diretta, mentre la “libertà” non suonerebbe come un affronto alla sinistra e lascerebbe al sindaco uscente quel margine per giocarsi la partita finale. Se Alemanno al ballottaggio perde, è politicamente fuori da ogni gioco. Roma per il Pdl vale come tutto l’impero.
