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Circonvenzione di incapace su imprenditore 90enne: medici e parenti a giudizio

Mente del raggiro una 52enne, che si era fatta nominare erede universale

Raggirato e truffato un anziano imprenditore, un 90enne, approfittato del suo “disorientamento spazio-temporale”: sei persone a guidizo.

 

 

Sei persone, quattro delle quali rispondono di circonvenzione aggravata di incapace, sono finite sul banco degli imputati per essersi impossessarsi nel giro di poco tempo di un patrimonio di svariati milioni di euro (tra immobili di pregio, titoli di Stato e denaro contante), traendo vantaggio dalla difficile situazione dell’anziano, successivamente deceduto. I sei avevano anche ottenuto la revoca di precedenti disposizioni testamentarie nei confronti di tre eredi (il fratello e due nipoti), che dopo la denuncia alla magistratura si sono costituiti parte civile attraverso gli avvocati Fabrizio Merluzzi e Francesco Caroleo Grimaldi.

Principale protagonista di questa vicenda è, secondo le intercettazioni telefoniche della Procura e della Guardia di Finanza Antea Placida Retta, 52enne originaria di Messina, che fino al 22 luglio del 2015 (quando il giudice ha disposto nei suoi confronti il divieto di avvicinamento nei confronti di Di Carlo e il divieto di dimorare nel Comune di Roma) ha indotto la vittima a compiere una serie di atti dannosi per sé e per i familiari più vicini. Retta, che curava la gestione della clinica Villa Delia di proprietà dell’anziano, si era fatta nominare erede universale, aveva ottenuto la nuda proprietà di un immobile a largo del Nazzareno, comprese le somme necessarie per ristrutturare questo appartamento e quello in cui viveva a largo Boccea. La donna aveva inoltre saputo convincere l’uomo a cointestarle il conto acceso presso la Bnp Paribas di via Bissolati.

Non solo, ma la donna avrebbe indotto Di Carlo a porre in vendita altri immobili, a donarle settimanalmente la somma complessiva di 125mila euro più denaro in contanti di vario importo e in diverse occasioni. Oltre all’imputata, un suo parente e altre due persone rispondono dello stesso reato per essersi appropriati dei soldi dell’anziano attraverso l’intestazione di una percentuale sui suoi conti bancari oppure di diversi assegni presso la Banca delle Marche.

Falsità ideologica è il reato attribuito invece a Flavio Mariotti e Giuseppe Francesconi, rispettivamente medico internistico della casa di cura e medico specialista in neuropsichiatria. Mariotti, in due certificati del 2013 e del 2014, avrebbe difatti attestato falsamente che Di Carlo era perfettamente capace di intendere e di volere sebbene lo fosse almeno dalla fine del 2012, secondo quanto hanno accertato alcune consulenze tecniche. Dal canto suo, Francesconi, in un certificato del 12 marzo 2015 avrebbe attestato falsamente che l’anziano imprenditore era perfettamente lucido, orientato nel tempo e nello spazio e che non presentava alcun disturbo dispercettivo. Circostanza ovviamente non vera. La famiglia Di Carlo, dal canto suo, “fa sapere di aver deciso di far conoscere questa triste vicenda affinché fatti del genere non accadano più. Confida nella giustizia, e ringrazia la magistratura che per due anni ha portato avanti approfondite indagini”.