Crisi, tasse e controlli della finanza: i macchinoni rischiano di diventare scomodi e ancora più costosi. Così un’organizzazione composta da italiani e marocchini aveva trovato il modo di fare fruttare la rinuncia ad uno status symbol: i proprietari denunciavano il furto di della propria vettura, mentre in realtà queste venivano vendute all’estero.
La scoperta è stata fatta dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Civitavecchia. Le indagini sono partite dopo che i finanzieri avevano notato delle anomalie nei flussi dei passeggeri in partenza dal locale scalo portuale alla volta di Barcellona. Gli accertamenti hanno permesso di appurare che numerose autovetture venivano clandestinamente esportate in Marocco attraverso la Spagna, utilizzando documenti falsi, per essere destinate al mercato estero.
L’organizzazione si avvaleva della complicità dei proprietari delle auto, per lo più Mercedes, BMW e Audi, che le consegnavano alla banda di marocchini, simulandone il furto per di richiedere il relativo indennizzo alle compagnie di assicurazione.
Il giro d’affari dell’attività illecita, allo stato quantificabile in quasi ottocentomila euro, consentiva quindi un illecito duplice guadagno: quello derivante dalla vendita all’estero delle autovetture e quello del risarcimento da parte delle società assicuratrici. Ora a dover rispondere venti persone dovranno rispondere di simulazione di reato, ricettazione, riciclaggio, e truffa.
