Quanto costa trasformare una passione per il gioiello in una professione? E quali sono le doti, la preparazione e la formazione necessarie per diventare designer o orafo? Per rispondere a queste domande abbiamo incontrato Barbara Brocchi che, da quasi quarant’anni, a Roma trasforma la sua esperienza nel mondo della creatività in percorsi di formazione. La sua è una professionalità costruita attraverso esperienze diverse e complementari: dall’illustrazione al design, dalla moda al gioiello, dall’editoria alla comunicazione. Dopo gli Advanced Courses in Illustration and Graphic Design a Los Angeles e alla Aberdeen University, ha approfondito il settore del lusso con un Master in Marketing in Luxury Goods allo IED di Roma.
Dal 1986 insegna allo IED, accompagnando gli studenti nello sviluppo di tecniche e linguaggi dedicati al gioiello, alla moda, al prodotto e all’editoria. Nel suo percorso ha collaborato con importanti realtà del mondo della moda, del lusso, dell’editoria e del design, tra cui Bulgari, Cartier, Trussardi, Gattinoni, Swarovski e North Sails, oltre a diverse accademie e istituzioni formative. È stata inoltre coordinatrice del corso di Illustrazione Editoriale dello IAC dell’Armando Curcio Editore. Una lunga esperienza che permette di affrontare il tema non soltanto dal punto di vista creativo, ma anche da quello concreto della formazione, degli investimenti e delle competenze necessarie per entrare nel mondo del gioiello. Ed è proprio da qui che parte la nostra conversazione.

Partiamo dall’inizio: per chi sogna di diventare orafo, quali sono oggi le competenze indispensabili per trasformare una passione in una vera professione? Quanto contano talento, creatività e formazione tecnica?
L’orafo è l’artigiano e il professionista che dà forma a un’idea trasformandola in un oggetto prezioso. È un mestiere antico, ma in continua evoluzione, nel quale la manualità incontra la ricerca, la tecnologia e la cultura del progetto. Fare questo lavoro significa trovare la giusta dimensione tra tecnica, sensibilità, creatività e visione.

Quali sono le qualità e le competenze indispensabili?
Bisogna avere una preparazione multidisciplinare capace di integrare diversi linguaggi. La formazione culturale e le competenze tecniche all’avanguardia sono la base. Questa combinazione consente agli studenti di conoscere la materia, sperimentare metodologie differenti e, soprattutto, trovare progressivamente una propria identità progettuale. Poi entra in campo il talento che, da solo, non è sufficiente. L’attitudine è una possibilità, una predisposizione che ha deve essere coltivata. È attraverso la metodologia, lo studio e una solida formazione tecnica che può essere riconosciuto, sviluppato e trasformato in una vera competenza professionale.
La formazione offre agli studenti gli strumenti per comprendere la materia, padroneggiare le tecniche di lavorazione e affrontare il progetto in tutte le sue fasi, lasciando al tempo stesso spazio alla ricerca e all’espressione personale. È il metodo che permette alla creatività di non rimanere soltanto un’intuizione, ma di diventare progetto, ricerca e infine oggetto. La tecnica non rappresenta un limite all’espressione ma collabora a trasformarsi in uno strumento che consente all’idea di prendere forma.
Quali sono le doti indispensabili?
Una vista eccellente, una mano ferma e una straordinaria attenzione al dettaglio. Un orafo deve essere paziente, concentrato e ordinato. I tempi di lavorazione sono spesso lunghi e meticolosi. La gestione di materiali di grande valore richiede rigore e responsabilità. Non possiamo trascurare la conoscenza di nozioni chimiche e metallurgiche, la conoscenza delle gemme. L’aspetto affascinante è la capacità di far coesistere mondi apparentemente lontani: la precisione della tecnica e la libertà della creatività, la conoscenza della materia e l’immaginazione, la tradizione artigianale e l’innovazione. È in questo equilibrio che un gioiello smette di essere un oggetto prezioso e diventa un progetto, un racconto e, soprattutto, un’espressione della sensibilità di chi lo ha creato.

Quanto costa realmente intraprendere questo percorso?
E’ importante fare una distinzione. Esistono diversi percorsi ed un conto è frequentare un corso per avvicinarsi al mondo dell’oreficeria e acquisire le prime competenze; un altro è scegliere di diventare Jewelry Designer o un orafo professionista in grado di progettare e realizzare gioielli. Per questo motivo, l’investimento può variare notevolmente. Si parte da corsi professionalizzanti che possono costare qualche migliaio di euro, fino ad arrivare a percorsi accademici e specialistici della durata di diversi anni, con un investimento complessivo decisamente più elevato. Se lo studente desidera un percorso di studi completo e istituzionale della durata di tre anni, vuole conseguire un titolo di studio di I livello legalmente riconosciuto e intende orientarsi soprattutto verso la progettazione e il design del gioiello, allora la scelta più adatta è un percorso accademico. Un riferimento concreto è rappresentato dallo IED Roma, che propone il “Diploma Accademico di I livello in Design del Gioiello”. Si tratta di un percorso triennale, di cui io sono coordinatore pensato per formare una figura professionale capace non soltanto di conoscere il mondo del gioiello, ma soprattutto di progettare, sviluppare e concepire nuove collezioni e prodotti di jewelry design. Per il 2026, la contribuzione indicata parte da 8.500 euro all’anno, con un importo che varia in funzione dell’ISEE.
Se l’obbiettivo è di imparare il mestiere artigianale nel minor tempo possibile acquisendo le competenze pratiche?
La situazione cambia completamente. Se il desiderio è stare al banco di lavoro, imparare a saldare, modellare e lavorare i metalli preziosi, incastonare pietre e realizzare concretamente gioielli, allora non è necessariamente indispensabile intraprendere un percorso accademico triennale. Consiglio di scegliere una formazione professionale intensiva, progettata per concentrare in pochi mesi una grande quantità di pratica di laboratorio. In Italia ci sono le Accademie delle Arti Orafe propongono il Corso di Oreficeria. Nella modalità standard, il percorso ha una durata di circa 7-8 mesi e un costo che si aggira intorno ai 5.900 euro.
La differenza non riguarda soltanto il prezzo?
Esattamente. Dipende dal tipo di professionista che si vuole diventare. La domanda più importante da porsi, prima di scegliere una scuola, non è semplicemente “quanto costa diventare orafo?”, ma “voglio progettare gioielli, oppure voglio imparare a costruirli con le mie mani?”. La risposta cambia radicalmente la vostra scelta e l’investimento necessario.
Ci sono altre informazioni da considerare?
Il costo per gli strumenti e per i materiali. L’investimento formativo non serve solo per imparare una tecnica, ma per costruire una vera professionalità. Per questo è difficile indicare una somma unica, perché l’investimento varia molto in base al tipo di percorso che si sceglie e al livello di autonomia che si vuole raggiungere.

E una volta terminata la formazione, quali sono concretamente gli sbocchi professionali? Si può lavorare come orafo artigiano, designer, progettista di gioielli, oppure entrare in aziende e atelier?
Il mondo della gioielleria oggi offre possibilità molto diverse rispetto all’immagine tradizionale dell’orafo. Certamente esiste ancora la possibilità di lavorare nella produzione artigianale, all’interno di un atelier o di un laboratorio, ma il designer può inserirsi anche in aziende, studi di progettazione, realtà legate alla moda e al lusso oppure sviluppare una propria attività. Una formazione contemporanea prepara quindi a una pluralità di ruoli: dal jewelry designer al progettista, dal modellista all’artigiano, fino a figure che lavorano nella ricerca, nello sviluppo prodotto o nella comunicazione del gioiello. E c’è poi la possibilità di costruire un proprio brand. In questo caso alle competenze progettuali e tecniche si aggiungono necessariamente competenze imprenditoriali: bisogna saper raccontare una collezione, comprenderne il posizionamento, conoscere il mercato e costruire una relazione con il pubblico.

Quanto si può guadagnare oggi lavorando nel settore della gioielleria?
È un settore nel quale è difficile parlare d i un guadagno standard, perché le condizioni economiche cambiano molto in funzione del ruolo, dell’esperienza, del tipo di azienda e del livello di specializzazione. Un professionista che lavora alle dipendenze presenta naturalmente una struttura economica diversa rispetto a un designer freelance o a chi sviluppa un proprio marchio. Nel primo caso, il reddito è legato soprattutto al ruolo ricoperto e all’esperienza maturata nel corso degli anni. Il percorso professionale può iniziare con uno stage, generalmente caratterizzato da un compenso base di circa 800 euro, per poi arrivare, con l’acquisizione di maggiore esperienza e responsabilità, a uno stipendio di circa 1.500 euro mensili come dipendente. Nel lavoro autonomo, invece, entrano in gioco ulteriori variabili, come la capacità di acquisire commesse, costruire e mantenere una rete di contatti professionali e sviluppare progetti in modo continuativo. Il reddito può essere più variabile e dipende non solo dalle competenze creative e progettuali, ma anche dalla capacità di promuovere il proprio lavoro e di trasformare le opportunità professionali in incarichi concreti. Per chi crea un proprio brand, poi, il potenziale economico non può essere separato dal rischio imprenditoriale: non si tratta semplicemente di vendere un gioiello, ma di costruire un’identità, una collezione, una distribuzione e una relazione con il mercato. Per questo, soprattutto all’inizio, è importante non considerare il successo economico come l’unico parametro con cui valutare un percorso professionale.
Quanto è cambiato il mestiere dell’orafo con l’introduzione delle nuove tecnologie?
Il progresso non sostituirà il sapere artigianale. La modellazione 3D, il disegno digitale e la stampa 3D permettono di esplorare forme, proporzioni e soluzioni che sarebbero più compresse attraverso i metodi tradizionali. La formazione contemporanea, digitale e manuale devono dialogare.
Il rapporto tra formazione e mondo professionale è fondamentale. Quanto è importante per uno studente confrontarsi direttamente con designer, aziende, artigiani ed eventi del settore? E in questo senso, quale valore ha la collaborazione dello IED Roma Jewelry Design con la Roma Jewelry Week?
È fondamentale. La scuola deve essere un luogo di sperimentazione, ma non può essere un mondo separato dalla realtà professionale. Il confronto con designer, aziende, artigiani e professionisti permette agli studenti di comprendere come le competenze acquisite durante il percorso formativo vengano applicate concretamente. Un evento come la Roma Jewelry Week rappresenta proprio questa possibilità: lo studente entra in contatto con un ecosistema professionale più ampio, vede lavori diversi dal proprio, incontra operatori del settore e comprende che il gioiello non è soltanto un oggetto, ma anche un prodotto culturale, progettuale e commerciale. Per una scuola di design, questo tipo di collaborazione è quindi estremamente significativo perché permette di mettere in relazione formazione, ricerca e professione.
Che cosa significa portare il lavoro della formazione all’interno di una manifestazione come Roma Jewelry Week?
Vuol dire permettere allo studente di misurarsi con un contesto reale. È un’occasione fondamentale perché insegna agli studenti ad assumersi la responsabilità di presentare un gioiello significa anche saperne raccontare la ricerca, le scelte progettuali, i materiali e il significato. La Roma Jewelry Week diventa quindi uno spazio di dialogo e di confronto: non soltanto una vetrina dedicata al gioiello. In questo contesto, desidero rivolgere un particolare ringraziamento a Monica Cecchini, direttrice della Roma Jewelry Week, per aver sempre creduto nel valore delle nuove generazioni e per aver sostenuto concretamente i giovani designer, offrendo loro occasioni di visibilità, confronto e crescita professionale. La possibilità di partecipare, in qualità di Giovani Talenti, al contest INCINQUE Jewels rappresenta infatti un’importante opportunità per presentare il proprio lavoro. La partecipazione alla Roma Jewelry Week è per gli studenti un’importante occasione di formazione e confronto con designer, artigiani, professionisti, collezionisti e appassionati. Presentare i propri lavori significa uscire dall’aula, mettersi alla prova, ricevere feedback, creare relazioni e iniziare a confrontarsi concretamente con il mondo professionale del gioiello.
Quest’anno la collaborazione con Roma Jewelry Week ha portato anche alla mostra a Palazzo Altieri. Quanto è stato importante organizzare un’esposizione proprio in una sede di questo prestigio?
Esporre a Palazzo Altieri ha avuto per me un valore particolare, perché ha significato mettere in relazione la ricerca contemporanea con un luogo profondamente legato alla storia e alla cultura di Roma. Un contesto di questo tipo contribuisce inevitabilmente a modificare la percezione dell’opera e dell’oggetto, creando un dialogo stimolante tra contemporaneità, patrimonio storico e progetto. L’illustrazione, infatti, non è soltanto uno strumento per rappresentare un’idea: può diventare un vero e proprio linguaggio progettuale, capace di raccontare l’identità di un gioiello, definirne l’atmosfera e comunicarne il carattere ancora prima della sua realizzazione.


