di Alberto Berlini
“All’inizio pensavo di mettere in una piazza una vasca da bagno con dentro dei remi, e una scritta ‘finché la barca va’ ma poi ho pensato che sarebbe stato troppo personale, per cui ho ripiegato sul monolite”. Se un ripiego può essere una scultura d’acciaio di quasi tre metri e pesante 2 tonnellate. Il suo realizzatore, Francesco Visalli ha scelto Affaritaliani.it per spiegare da dove nasce la sua provocazione.
“Sia chiaro, io sono l’unico realizzatore. Ma l’intervento si è trasformato in una “grande performance” che ha visto partecipare anche Comune, Ministero e tutto il circolo elitario dell’arte che tiene in gabbia questa città”.
Sull’intento polemico delle sua impresa non c’erano dubbi… ricorda un po’ Graziano Cecchini, l’artista futurista che colorò di rosso Fontana di Trevi e fece scivolare migliaia di palline colorate da Trinità dei Monti…
“Io sono un pittore, e l’opera nasce dopo un anno di studio su Mondrian. Volevo fare qualcosa di diverso e che fosse anche una provocazione, un segno forte da regalare alla mia città, ma senza danneggiarla, una installazione di street art che fosse facilmente rimovibile e che non sporcasse”.
Come se un monolite di 2 tonnellate sia facilmente rimovibile…
“La cosa assurda è che se non mi fossi autodenunciato la cosa non sarebbe venuta fuori. Sono arrivato con un camion con una gru a braccio nella notte di domenica, era circa le 3, ma tra il 24 e il 25 novembre 2013, non la settimana scorsa, ma ben due mesi fa. Così abbiamo posizionato la scultura al centro dell’aiuola del belvedere, proprio lì, tra il Circo Massimo e l’Avventino. Una posizione studiata certo…”
Davanti a Villa Taverna, uno dei luoghi più controllati di Roma perché sede dell’abitazione dell’ambasciatore americano, a due passi dal comando della Polizia Municipale e della sede del Municipio…
“Pensi che ho girato per due settimane in giro per le piazze di Roma. All’inizio avevo scelto l’aiuola al capolinea degli autobus di Piazza Venezia, ma il braccio della gru era troppo corto”.
Sarebbe cambiato qualcosa?
“Non lo so, forse se avessi fatto tutto ciò in periferia l’avrebbero chiamata street art, il giorno stesso il municipio mi avrebbe chiamato per ringraziarmi per aver riqualificato una piazza…”
… E invece si è beccato una denuncia…
“La correggo, la denuncia del Comune è contro ignoti, nonostante io mi sia assunto pubblicamente la responsabilità del gesto. E se c’è una multa da pagare, bhe, sono pronto a pagarla”.

Quanto le è costato questo scherzetto?
“Ventimila euro, messi tutti di tasca mia. Volevo fare un’azione eclatante contro il giro elitario che c’è attorno all’arte. Ne è venuto fuori una performance che è diventata un’icona dello stato delle cose di questa città, un manifesto artistico che a dispetto del nome originale, “Place de la Concorde”, è diventato il monolite della discordia”.
E ora, finisce qua?
“Ho riprodotto solo una delle opere di Mondrian…”


