di Fabio Carosi
Sembra una burla, ma il sindaco di Roma Ignazio Marino, in veste di presidente del neonato Consiglio Metropolitano ha firmato la convocazione con un pennarello verde. Roba che ai burocrati della Provincia sono venuti i brividi, perché il verde è il colore che fa tremare la pubblica amministrazione, abituata ad anni di bizantinismi e di norme che obbligavano persino gli inchiostri.
Ma non è solo l’ultima bizzarria del nuovo Ente che nasce dalle ceneri della Provincia di Roma. Qualche minuto prima che l’assemblea si riunisse, è arrivata anche la bozza dello Statuto: un documento elementare, così vuoto di contenuti da evidenziare una fretta del diavolo da parte degli uffici che hanno licenziato in zona Cesarini un testo “buono per ogni stagione”.
Basta leggerlo per capire che si tratta di “una specie di straccio burocratico” che vorrebbe noermare i lavori dell’assemblea ma che non prevede nessuno degli istituti ordinari della democrazia applicata, come il diritto di presentare emendamenti da parte dei consiglieri, ai quali è anche negato l’istituto dell’interorgazione. Gli eletti dovranno fare tutto (in verità molto poco) da soli perché a differenza di Comune e Regione non è stato previsto personale che possa assisterli nell’attività legislativa, a meno che non si rivolgano tutti agli uffici del Segretario generale Vincenzo Stalteri.
E così già un’istituzione vuota di contenuti diventa una specie di burla. Così come la distanza sempre più netta tra il sindaco Marino e il Prefetto Pecoraro che, pur avendo gli uffici a Palazzo Valentini, non è stato invitato alla prima riunione del Consiglio. Sarcastico il suo commento: “No non partecipo, non mi sembra di esser stato invitato”. Ne vedremo delle belle.

