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Così Roma ha perso la testa per i gay. Omofobia a scuola: scoppia la guerra

Quando in questa città tocchi il tema della omosessualità il rischio è duplice: puoi cadere nella demagogia o esser accusato di omofobia. Ma forse non è davvero così omofoba questa Roma così come viene dipinta troppo spesso: gli esempi sono quotidiani e basta scorrere la cronaca recente per farsi una idea di uno schizzofrenico cortocircuito che attanaglia il tema. Non da ultimo l’idea di destinare parte di un tesoretto recuperato dal Campidoglio per una campagna di educazione nelle scuola. In tempi in cui si muore ancora di fame 600mila euro potrebbero essere investiti in qualcosa di meglio

di Alberto Berlini

Sono passati mesi dalle elezioni che hanno dato alla città una maggioranza di governo, ma c’è un argomento sui cui la campagna elettorale non sembra essere mai finita. Quando in questa città tocchi il tema della omosessualità il rischio è duplice: puoi cadere nella demagogia o esser accusato di omofobia. Gli esempi sono quotidiani e basta scorrere la cronaca recente per farsi una idea di uno schizzofrenico cortocircuito che attanaglia il tema.
Vogliamo qui ricordare solo alcuni casi, forse i più emblematici. Per le festività natalizie lungo tutta via del Corso correva una gigantesca bandiera della pace lunga quattro chilometri. In una struggevole corsa all’interpretazionismo le associazioni per i diritti delle coppie omosessuali si fregiarono di una importante vittoria per l’ostensione del vessilio delle battaglie arcobaleno. A contraltare l’associazionismo per l’ortodossia della famiglia vedeva in quei colori un affronto alla dignità del Natale. Per tutti avrebbe dovuto valere la semplice lettura del cartello appeso all’albero di Natale di piazza Venezia: i colori dell’arcobaleno erano semplicemente quelli della pace, nessuna velleità pro-omo.
In realtà, a bene vedere con occhi distaccati, Roma non ha bisogno di ricordare la sua contrarietà alla omofobia davvero ormai così palese. Quasi come un carrilon che si è inceppato ogni qualvolta si incorre in un fatto di cronaca che ha a che vedere con una persona omosessuale si è subito pronti ad alzare gli scudi contro un’aggressione omofoba. E’ bene ricordare che dei tre casi che hanno macchiato i primi giorni del 2014 solo due sono da ascrivere all’odiosa matrice, con un omosessuale preso a bottigliate alla stazione Termini e una coppia aggredita da due turisti, per’altro russi; il terzo, il delitto consumato lungo il Tevere alla Magliana è da ascrivere a mero fatto di cronaca dai risvolti boccacceschi.
Infondo si tratta o meno della città con il gay center, il Mario Mieli, più attivo d’Italia, così come lo sono la corona di associazioni che prolificano sotto le sigle più disparate. Roma ospita una “gay street” frequentatissima proprio all’ombra del Colosseo, mentre ogni venerdì va in scena la festa della comunità lgtqui più famosa d’Italia, quel Muccassassina a cui ogni anno d’estate si aggiunge anche la kermesse del Gay Village. Forse non è davvero così omofoba questa Roma così come viene dipinta troppo spesso: basterebbe vedere quanta gente ogni anno sfila al Gay Pride.
Viene quindi da chiedersi quale razziocinio in un momento di grave crisi economica possa guidare l’idea di impiegare parte del tesoretto recuperato dal Comune da alcuni crediti derivanti dall’occupazione di suolo pubblico per “un importante progetto di comunicazione ed educazione civica a Roma contro l’omofobia”. Parliamo di una prima trance da 600mila euro dei 20 milioni complessivi che le compagnie petrolifere devono al Comune, crediti che sono già iscritti in bilancio e pertanto il loro spostamento creerebbe un buco in una coperta che è già corta.
Dal canto loro l’associazionismo arcobaleno si difende dalla polemiche che attanagliano il programma di interventi nelle scuole contro l’omofobia progettato dal Comune di Roma: “La realtà purtroppo grave e vede tra i giovani e in ambito scolastico un diffuso livello di bullismo e discriminazione verso cui spesso molti ragazzi e ragazze cercano supporto”. Come al solito l’equilibrio in un argomento tanto delicato che riguarda la sensibilità delle persone è un puro esercizio di intelligenza civica.