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Crisi e cinesi, crolla un mito dei romani. Magazzini allo Statuto chiude davvero

Crisi e cinesi, crolla un mito dei romani. Magazzini allo Statuto chiude davvero
LA STORIA. Dopo anni di annunci per vendere di più, il magazzino nei pressi di piazza Vittorio annuncia la serrata. Quando le Brigate Rosse acquistavano lì i passamontagna e gli abiti per sembrare universitari oppure operai. Con l’arrivo del metrò ha vestito quattro generazioni. Il nuovo appuntamento “alla romana” sarà: “Se vedemo ‘ndo’ stava Mas ‘na vorta”

di Patrizio J. Macci

“A forza di urlare al lupo al lupo, gli abitanti erano abituati a quel grido, e quando il lupo, affamato e con i denti scintillanti in bella vista arrivò nella valle…nessuno diede più retta alle grida”.
La fine della favola la conoscono tutti o quasi, ed è il pensiero che ha attraversato la mente della maggior parte dei Romani, e non,alla notizia che MAS chiude alla fine dell’anno. Per chi non lo sapesse, MAS (Magazzini Allo Statuto), è un negozio in prossimità di Piazza Vittorio che ha compiuto i cento anni da un pezzo. Più antico in quel posto c’è solo la famosa Porta Alchemica e quello che ne resta collocato nel giardino della piazza. Chiamarlo negozio è riduttivo se non ci siete mai stati, offensivo se avete sguazzato nei suoi locali sterminati, con migliaia di prodotti di abbigliamento e non solo.


Lo sapevano bene alcuni componenti delle Brigate Rosse che sconfinavano a comprare i passamontagna e il vestiario per sembrare dei normali studenti universitari, oppure semplici operai. Poi qualcuno di loro, che faceva il doppio lavoro anche per la Banda della Magliana, insufflò la notizia nelle orecchie di un solerte agente dei Servizi. Si era venduto la notizia a caro prezzo, non prima di aver avvisato i suoi compari. Finirono in gattabuia in una situazione tragicomica (all’epoca il fermo di polizia preventivo veniva esercitato in maniera abbastanza elastica), alcuni innocenti motociclisti in cerca di un indumento che li riparasse dal gelo mentre rombavano sul Gra.
Si potrebbe dire, senza sconfinare nell’esagerazione, che con l’arrivo della fermata della Linea A della metropolitana al centro della piazza, Mas ha vestito almeno quattro generazioni di “popolo romano”. Periodicamente da almeno trent’anni uno dei sistemi per pubblicizzare l’azienda in maniera furba era proprio questa: annunciare la chiusura imminente dell’attività e la relativa svendita di tutta la merce a prezzi stracciati. Ora pare proprio che non sia così.
Indiscrezioni parlano di crisi irreversibile, di affitto arrivato alle stelle e non più sostenibile: la crisi avrebbe tagliato le gambe proprio ai suoi clienti affezionati, il colpo di grazia è una concorrenza ruggente da parte dei cinesi con i loro negozi inzeppati di merce fino ad esplodere.
La nostalgia non risparmia nessuno se pensiamo ai cartelli con i prezzi scritti rigorosamente con il pennarello a mano libera, usanza che una catena di grande distribuzione alimentare ha provato a imitare con scarso successo e per chi se lo ricorda, la frase “Se vedemo davanti da Mas”. Se il trentuno dicembre prossimo con la fine dell’anno avrà fine anche questo pezzo di città, di memoria storica, i Romani ci penseranno un attimo su. Tutto cambia, l’importante è che rimanga nel cuore delle persone. Quindi, “se vedemo ‘ndo’ stava Mas ‘na vorta”.