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Crisi: si arrendono 700 imprese. Negozi e hotel, Roma come Atene

L’ALLARME. Solo nel primo trimestre di quest’anno hanno abbassato la saracinesca e chiuso le società oltre 700 attività tra negozi, ristoranti e hotel. Secondo il presidente riconfermato di Confesercenti, Walter Giammaria, tremila persone hanno pero il lavoro. “Occorrono scelte urgenti e necessarie a frenare questa deriva”. E’ boom di locali commerciali sfitti mentre i canoni schizzano anche a 25 mila euro al mese nel centro storico

A Roma e Provincia, nel corso dl primo trimestre 2013, hanno cessato l’attività oltre 700 imprese nei settori del commercio, dell’alloggio e della ristorazione e hanno perso il lavoro quasi 3mila occupati. Il dato è stato elaborato da Confersercenti Roma e fornito  nel corso dell’assemblea che ha confermato Valter Giammaria presidente dell’associazione. Guardando al 2012, 7.440 imprese attive a Roma e Provincia hanno cessato la loro attività.
Confesercenti calcola che, al netto delle nuove imprese nate, nel 2012, 10 imprese al giorno sono scomparse, con una perdita di oltre 16mila lavoratori. Per il 2013, lo scenario continua a non essere rassicurante: le previsioni indicano una mortalità di attività con oltre 9.000 aziende in assoluto che cesseranno la loro attività e un saldo negativo del numero di imprese attive di oltre 4.000 aziende. In pratica, si prevede che nel 2013 chiuderanno i battenti 11 aziende al giorno con un dato occupazionale che farà registrare 17mila occupati in meno.


In totale, infine, Confesercenti calcola che negli ultimi anni le chiusure delle imprese sono aumentate del 300% mentre si è registrata un’ impennata di immobili sfitti (+16%). In questo scenario di crisi, secondo Giammaria, “ripartire dalle imprese significa compiere scelte urgenti e necessarie a frenare questa deriva, favorendo l’accesso al credito, alleggerendo la pressione fiscale, riducendo il costo del lavoro e contrastando l’abusivismo e la contraffazione”.
Roma è la città con il mercato degli affitti commerciali più alti del Paese, anche in questa fase di recessione. Per un negozio di 70/100 metri quadrati, in centro storico si arrivano a pagare anche 25mila euro al mese e nel complessi commerciali anche 10mila euro al mese, senza contare i costi condominiali. Il dato è stato elaborato da Confersercenti Roma e fornito questa mattina nel corso dell’assemblea che ha confermato Valter Giammaria presidente dell’associazione. Per sostenere le attività commerciali e rilanciare i consumi, secondo Giammaria, “bisogna porre mano alla pressione fiscale che ha raggiunto livelli record nel Paese e in particolare nel Lazio, dove un imprenditore paga il 40% di tasse in più di un collega lombardo”. In più, occorre intervenire sulla modalita’ di riscossione dei crediti applicata da Equitalia: “Bisogna cambiare le regole – ha detto Giammaria – senza consentire una moltilicazione degli stessi, con sanzioni abnormi”. Infine, Confesercenti chiede “l’immediato blocco di nuove autorizzazioni per la grande distribuzione”, considerando che a Roma già esistono 35 grandi centri commerciali.