Il consumatore che paga il latte fresco oltre quattro volte il prezzo corrisposto all’allevatore, mentre centinaia di imprese chiudono per l’incapacità di sostenere l’ormai vertiginoso aumento dei costi di produzione. “E’ fondamentale- è il commento di Aldo Mattia, direttore di Coldiretti Lazio- far conoscere al consumatore come si distribuisce il valore lungo la filiera di un prodotto presente sulle tavole del 99% degli Italia”.
Del valore complessivo prodotto dal settore lattiero caseario, poco più del 18% al lordo dei costi di produzione è rappresentato dalla quota agricola, il 38% dalla quota industriale mentre il 43,5% è costituito dai margini di distribuzione che si formano tra il cancello dell’azienda agricola e l’acquisto da parte del consumatore. In termini di valore totale del latte immesso nella filiera si passa dai circa 5 miliardi della fase agricola ad oltre il 300% in più nella fase della distribuzione, per un valore vicino ai 15 miliardi di euro.
Le 1.413 aziende del Lazio, con oltre 54.000 animali, producono oltre 340.000 tonnellate di latte, valorizzando la qualità del prodotto locale. Pur in un contesto di calo della produzione e delle imprese che operano nel settore, il Lazio emerge per la capacità imprenditoriale delle sue aziende che hanno saputo, nell’ultimo anno, aumentare di ben il 55,8% le quantità vendute direttamente senza passare per le inique intermediazioni della filiera.
A minacciare il lavoro degli allevatori e al tempo stesso a rischiare di ingannare il consumatore è la mancanza di trasparenza relativa al latte ed ai suoi derivati che provengono dall’estero. Basti pensare che soltanto nel Lazio, dall’inizio dell’anno, sono stati importati latte e crema di latte per un valore di oltre 19 milioni di euro. L’incertezza sulla provenienza del latte, oltre che di sottoprodotti e surrogati (cagliate) in violazione della legge sull’origine nonché il mancato superamento del divieto di conoscere gli stabilimenti nei quali finiscono tali prodotti,continuano ad ingannare il consumatore e a mettere a rischio la sopravvivenza degli allevamenti. E’ evidente, dunque che consumatori e allevatori devono trovare i motivi di un’alleanza che punti a smascherare il finto “Made in Italy”, combattere le inefficienze e le speculazioni oltre che assicurare acquisti convenienti alle famiglie senza dimenticare di sostenere il reddito degli agricoltori.
“La politica deve fare la sua parte-conclude Granieri- favorendo politiche che attenuino i costi di produzione sostenendo le imprese nell’accesso al credito, rafforzino i controlli e la trasparenza sulle importazioni e soprattutto attuino la legge sull’obbligatorietà dell’origine”.

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L’allarme di Coldiretti: paghiamo il latte fresco oltre quattro volte il prezzo corrisposto all’allevatore. Chi ci rimette è chi produce e mentre vince la filiera, centinaia di imprese chiudono per l’incapacità di sostenere l’ormai vertiginoso aumento dei costi di produzione
