L’Italia ha i suoi primi medici specialisti in Cure palliative. A raggiungere questo importante traguardo sono stati Angela Iurlaro, Stefania Cartesio, Marco Specchia ed Edoardo Varratta, formati presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel campus di Roma. A guidare il loro percorso accademico è stato Graziano Onder, professore ordinario di Medicina interna e direttore della Scuola di specializzazione in Medicina e Cure palliative della Facoltà di Medicina e chirurgia, presieduta da Alessandro Sgambato.
Il risultato segna una tappa importante per una disciplina che punta a migliorare l’assistenza ai pazienti con patologie complesse e a rafforzare il sostegno alle famiglie. Un ambito della medicina che richiede competenze cliniche specifiche, capacità di comunicazione e attenzione alla persona in tutte le fasi della malattia.
Cure palliative, non soltanto terapia del dolore
Le cure palliative vengono spesso associate esclusivamente alla gestione del dolore nei malati terminali. In realtà, il loro campo d’intervento è molto più ampio e comprende l’assistenza alle persone che convivono con malattie croniche, degenerative e oncologiche.
«Le cure palliative vengono spesso identificate con la terapia del dolore per i malati terminali, ma non sono solo questo», ha spiegato Graziano Onder. «Mirano infatti a migliorare la qualità della vita di chi soffre di malattie croniche o degenerative come la demenza, ma anche, ad esempio, di insufficienza respiratoria, non solo nel fine vita ma anche in caso di malattie in stato meno avanzato».
La disciplina rappresenta una specializzazione relativamente recente e, secondo Onder, non ha ancora ottenuto un riconoscimento adeguato all’interno del Servizio sanitario nazionale. Nonostante la visibilità ancora limitata, richiede una preparazione articolata e competenze che spaziano dalla gestione dei sintomi al supporto psicologico e relazionale.
Il medico palliativista accompagna pazienti e famiglie
Il lavoro dello specialista non consiste soltanto nell’intervenire quando la malattia raggiunge una fase avanzata. Il medico palliativista può affiancare il paziente e i suoi familiari anche nelle fasi iniziali di alcune patologie, aiutandoli a comprendere le possibili evoluzioni e a valutare il percorso assistenziale più adatto. Onder sottolinea l’importanza del dialogo con le famiglie, soprattutto quando il paziente affronta una malattia degenerativa come la demenza. In questi casi, il medico può intervenire prima che i sintomi diventino particolarmente debilitanti, favorendo la partecipazione del paziente alle decisioni sul proprio futuro.
«In una medicina in cui un medico può operare un paziente a chilometri di distanza senza un contatto diretto, le cure palliative richiamano il valore della dimensione umana della cura», ha osservato Onder. Il rapporto tra medico, paziente e familiari diventa quindi un elemento centrale dell’assistenza. Ascolto, comunicazione e accompagnamento nelle scelte terapeutiche completano il lavoro clinico e contribuiscono a migliorare la qualità della vita.
La Scuola di specializzazione della Cattolica
La Scuola di specializzazione in Medicina e Cure palliative dell’Università Cattolica del Sacro Cuore è nata nel 2022. Il programma prevede quattro anni di formazione, con attività multidisciplinari nei reparti del Policlinico Gemelli e in altre strutture ospedaliere. Il percorso consente ai medici di sviluppare competenze trasversali nella gestione delle malattie croniche, degenerative e oncologiche, con particolare attenzione alle fasi più avanzate e ai bisogni complessi dei pazienti.
La formazione dedica inoltre ampio spazio alla comunicazione e alla relazione tra professionisti sanitari, pazienti e caregiver, figure fondamentali nell’assistenza quotidiana. Con il conseguimento del titolo da parte dei primi quattro specialisti, l’Ateneo romano contribuisce allo sviluppo di una disciplina destinata ad assumere un ruolo sempre più importante nell’organizzazione dell’assistenza sanitaria. L’obiettivo è integrare le competenze cliniche con un approccio centrato sulla persona, valorizzando il benessere del paziente e il sostegno a chi lo accompagna durante la malattia.
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