Cinquanta ettari di parco e più; una vista mozzafiato sulla città eterna che nei giorni di cielo limpido arriva sino al Soratte verso nord. Dal 28 febbraio il Papa Emerito, Joseph Georg Ratzinger vive a Castelgandolfo, il piccolo quanto celebre comune sui Colli Albani da sempre nella mente dei romani e ora caro a tutto il mondo.
Qui il Papa che si è dimesso e che ha lasciato le chiavi del Vaticano al Camerlengo, ha chiuso la porta della vita e ha iniziato il periodo di preghiera e meditazione che lo separa dall’appuntamento con la morte. Nel Palazzo che fu dei Gandolfi e poi prima dimora per Urbano VII, Ratzinger si è sempre trovato a suo agio. Visitato dai potenti di mezzo mondo, è una dimora suggestiva ma segnata da grande sobrietà, nonostante nei secoli sia stata arricchita da capolavori di Bartolomé Esteban Murillo e Guido Reni ma anche Carlo Dolci e Paolo Veronese.
La Roma civile ha reso omaggio alla scelta storica facendo suonare alle 17 e alle 20 la campana della Patarina dalla sommità della torre del Palazzo Senatorio. La città che crede da sempre, invece ha fatto suonare le campane di tutte le chiese in segno di omaggio al Papa che non c’è più.
Castelgandolfo sino al termine del Conclave sarà il palazzo ufficiale della Cristianità. E il piccolo centro dei Castelli risponde con vero amore. Già dal primo pomeriggio piazza piena e paese impazzito. Il cartello che accoglie Sua Santità è il segno del rapporto: “Grazie, soprattutto per l’umiltà”. E alle 17,37 dal balcone del palazzo cinquecentesco Ratzinger si è affacciato allargando le braccia, come per abbracciare tutti i presenti. Uno ad uno: “Grazie per la vostra simpatia, amicizia e affetto. Voi sapete che questo giorno mio è diverso dai quelli precedenti. Non sono più Pontefice della Chiesa Cattolica, solo un pellegrino che inizia la sua ultima tappa del cammino sulla terra. Andiamo avanti insieme col signore per il bene della Chiesa e del mondo. Grazie per tutto”.


