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Dai trovatelli ai capelli rossi; la storia di Roma scritta nei suoi cognomi

Un viaggio nell’anagrafe della Capitale e del Lazio, dove i nomi di famiglia raccontano secoli di fede, migrazioni e antichi soprannomi.

Dai trovatelli ai capelli rossi; la storia di Roma scritta nei suoi cognomi
I nomi dei romani antichi – i celebri tria nomina dell’Impero – sono ormai perduti da secoli. L’anagrafe odierna di Roma e del Lazio è dominata da una cinquina storica: Rossi, Mancini, De Angelis, De Santis e Proietti. Ma da dove arrivano queste parole che pronunciamo ogni giorno? La mappa dei cognomi laziali è un vero e proprio archivio storico a cielo aperto che affonda le radici nel Medioevo, muovendosi tra l’influenza della Chiesa, i tratti fisici dei capostipiti e i flussi migratori.

Capelli fulvi e scaltrezza: il peso dei tratti fisici

La categoria più immediata è quella legata all’aspetto o al carattere. Rossi svetta in cima alla classifica laziale (e italiana), nato originariamente dal latino rutilus per indicare chi aveva capelli o barba color fulvo. Segue a ruota Mancini, un classico del Centro Italia: usato all’inizio per chi usava prevalentemente la mano sinistra, ha assunto nel tempo anche il significato figurato di persona particolarmente scaltra. Nella stessa scuderia troviamo Ricci, legato inequivocabilmente alla capigliatura crespa del capostipite, Bianchi, nato dal germanico blank per indicare persone con capelli precocemente canuti o dalla carnagione chiarissima, e Moretti, diminutivo del soprannome Moro (dal latino maurus) per chi aveva pelle scura o capelli corvini.

All’ombra del Cupolone: fede e titoli nobiliari

La secolare presenza dello Stato Pontificio ha lasciato un’impronta indelebile sui registri anagrafici. Nascono così i cognomi devozionali e patronimici (che indicano la discendenza paterna) preceduti dal “De”. De Angelis è un pilastro regionale, nato per indicare i figli di un uomo di nome Angelo o come segno di profonda devozione verso le figure angeliche. Discorso simile per De Santis (o Santis), che deriva dal nome augurale medievale Santo.

Ci sono poi i cognomi legati alle gerarchie sociali come Conti. Sebbene derivi dal titolo nobiliare latino comes (compagno/seguace), raramente indicava una reale linea di sangue blu: molto più spesso veniva assegnato ironicamente o per identificare le famiglie che lavoravano al servizio dei conti locali. Sopravvivono infine richiami diretti all’epoca classica, come Fabi, Fabiani e Giuliani, derivati da antichi nomi personali tramandati nei secoli.

Il dramma dei trovatelli e l’effetto “Porta Pia”

Il vero e proprio marcatore identitario della Capitale resta però Proietti. Deriva dal latino projectus (gettato in avanti, esposto) ed è l’equivalente romano del napoletano Esposito. Questo cognome veniva assegnato ai neonati abbandonati nella celebre “ruota degli esposti” presso l’Ospedale di Santo Spirito in Sassia.

A chiudere la top 10 romana c’è infine Russo, la variante meridionale di Rossi. La sua massiccia presenza nella provincia di Roma non è casuale, ma rappresenta la prova evidente e tangibile dei costanti flussi migratori storici che, specialmente dalla vicina Campania e dal resto del Sud, hanno popolato la Capitale nel corso dell’ultimo secolo.