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Dichiarata l’emergenza psichiatrica. Boom di malati, sanità nel caos

Dichiarata l’emergenza psichiatrica. Boom di malati, sanità nel caos
L’INCHIESTA. La Regione Lazio dimezza i centri specialistici di cura affidati ai privati. Posti letto ridotti a 240 e ospedali presi d’assalto. La Consulta per la salute mentale minaccia: “I recenti casi di cronaca (ucraina decapitata e clochard accoltellatore) impongono un cambiamento, altrimenti denunciamo tutto ai prefetti”
Dichiarata l’emergenza psichiatrica. Boom di malati, sanità nel caos
Dichiarata l’emergenza psichiatrica. Boom di malati, sanità nel caos
Dichiarata l’emergenza psichiatrica. Boom di malati, sanità nel caos
Dichiarata l’emergenza psichiatrica. Boom di malati, sanità nel caos

di Fabio Carosi

All’Eur una donna decapitata in un momento in cui la follia ha ripreso il sopravvento sulla lucidità; poi in Prati un clochard tedesco in preda a raptus che aggredisce i carabinieri. Un tempo li chiamavano matti, ora sono persone con difficoltà psichiatriche e proprio per loro è scattata un’emergenza invisibile.
Crisi economica, disoccupazione, tossicodipendenza, patologie alimentari e solitudine: a Roma e nel Lazio cresce il numero delle persone in difficoltà e l’assistenza sanitaria dedicata si riduce ai minimi termini in nome del risparmio a tutti i costi che la Regione sta applicando in nome della riduzione del deficit sanitario.
E succede solo a Roma. Una premessa per i lettori: il meraviglioso mondo della sanità visto dal lato del legislatore è un concentrato di leggi, leggine e decreti che nel tempo hanno costruito un sistema nel quale orientarsi per un comune mortale è impossibile, ragione per cui i documenti che provano quanto affermato saranno allegati al testo.
LO SCENARIO CHOC. Negli ospedali è in corso un vero e proprio assalto di pazienti che arrivano in ambulanza nei casi peggiori, oppure accompagnati da amici o  familiari quando ancora il loro disturbo non ha devastato la rete sociale. Per loro c’è un’unica possibilità: il ricovero nei reparti (Sdcp) dove vengono tenuti per una decina di giorni e poi normalizzati con l’aiuto degli psicofarmaci. Qui, in questi corridoi, al massimo possono stare 12 persone. Non una di più. Al momento delle dimissioni il paziente ha due possibilità o tornare a casa e aspettare la prossima crisi, oppure andare nel secondo livello dell’assistenza psichiatrica, quello affidato al privato in convenzione, denominate Cdcnp. E qui da qualche mese il meccanismo che permette l’inizio delle cure si inceppa. Questo perché la Regione ha deciso di dare attuazione all’improvviso ad un vecchio decreto che voleva convertirle in residenze assistenziali quindi case di lungodegenza.
I COSTI A CONFRONTO. Per gli appassionati del confronto dei costi tra pubblico e privato, basta guardare queste cifre per capire: un posto letto in ospedale, nel reparto psichiatrico costa tra gli 800 e i 1000 euro al giorno; dall’altra parte la Regione paga con la convenzione tra i 170 e i 150 euro al giorno. E cosa ha fatto il legislatore Zingaretti attraverso la Cabina di regia della sanità? Semplice, ha deciso di rivoluzionare il sistema, riducendo i posti letto delle 12 case di cura accreditate dai 1200 previsti sino ai 240 definiti dal decreto 101, il quale dopo anni di attesa è uscito dal cassetto ed ha avuto la sua attuazione. Risultato: con meno posti letto disponibili nel livello delle cure, i malati dimessi dagli ospedali finiscono di nuovo in strada o a casa. E sa bene chi ha un malato psichiatrico tra i familiari o nel condominio cosa accade durante le crisi.
LA CRISI ISTITUZIONALE. Dunque, il sistema è in tilt dal punto di vista sanitario e funzionale, mentre quello istituzionale sta esplodendo. Basta leggere la corrispondenza tra la Consulta regionale per la salute mentale e Nicola Zingaretti. C’è una nota datata 15 settembre nella quale la presidente, oltre a denunciare l’assoluta mancanza di rapporti tra i soggetti, evidenzia come “le criticità consolidate, si vanno a sommare alle nuove emergenze”. La conclusione è feroce: “Gli eventi drammatici riconducibili a persone con disturbi psichiatrici.. invitano tutti noi ad un cambiamento che non è più rinviabile. Vorrei non ci si dovesse più rivolgere al ministero per la Salute ai Prefetti, ai Questori per trovare ascolto”.
Dunque, attraverso la Consulta, la Regione Lazio sapeva la situazione dei tanti malati, ma ha fatto finta di niente.

LA LETTERA-DENUNCIA DELLA CONSULTA PER LA SALUTE MENTALE