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Dipendenza digitale, al Bambino Gesù apre l’ambulatorio per ragazzi prigionieri dello schermo – VIDEO

Dal 3 ottobre il Bambino Gesù apre a Roma un ambulatorio per bambini e adolescenti con un rapporto problematico con smartphone, social, videogiochi e chat di intelligenza artificiale. Il servizio punta a intervenire quando il digitale comincia a compromettere sonno, scuola e relazioni.

Dipendenza digitale, al Bambino Gesù apre l’ambulatorio per ragazzi prigionieri dello schermo – VIDEO

Smartphone fino a notte fonda, videogiochi, social e perfino chat con l’intelligenza artificiale possono trasformarsi da strumenti quotidiani in un problema. Dal 3 ottobre a Roma apre un servizio dedicato a bambini e adolescenti.

Quando lo smartphone smette di essere uno strumento e comincia a dettare i tempi della giornata, il confine tra uso e abuso diventa più sottile. Al Bambino Gesù nasce un nuovo ambulatorio dedicato all’uso problematico di Internet e delle tecnologie digitali, rivolto a bambini e adolescenti nei quali schermi, videogiochi, social network e attività online iniziano a compromettere sonno, scuola, relazioni e vita familiare. Le prime visite sono previste domani 3 ottobre, nella sede di viale Ferdinando Baldelli 41, e il servizio avrà cadenza settimanale.

Quando il digitale prende il sopravvento

Il punto, spiegano gli specialisti, non è semplicemente contare le ore trascorse online. Il segnale d’allarme arriva quando un ragazzo non riesce più a interrompere l’attività digitale, reagisce con irritabilità quando il dispositivo non è disponibile, abbandona sport, amicizie o interessi e sente il bisogno di restare connesso sempre più a lungo.

I numeri raccontano quanto il rapporto con il digitale inizi presto. Secondo i dati richiamati dall’ospedale, un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni utilizza ogni giorno lo smartphone, mentre tra gli 11 e i 13 anni oltre sei ragazzi su dieci hanno già almeno un account social.

A pesare c’è anche la cosiddetta FOMO, la paura di essere esclusi o di perdersi qualcosa quando si resta offline.

Anche l’intelligenza artificiale entra nella stanza

Tra i fenomeni più nuovi c’è il rapporto con le chat di intelligenza artificiale. Una quota crescente di adolescenti le utilizza non solo per studiare o cercare informazioni, ma anche per parlare di solitudine, ansia, relazioni e decisioni personali.

Secondo Stefano Vicari, responsabile della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù, il rischio nasce quando il chatbot finisce per sostituire il confronto con amici, genitori o professionisti. L’IA può essere disponibile a qualsiasi ora, ma non può assumersi il compito della cura. L’obiettivo dell’ambulatorio, dunque, non è dichiarare guerra agli schermi. È aiutare famiglie e ragazzi a ricostruire un equilibrio, recuperando sport, relazioni, attività creative e persino la noia: uno spazio che oggi sembra quasi rivoluzionario.

Per accedere al servizio è necessaria la prenotazione al CUP 06.68.18.1, con prescrizione per prima visita di Neuropsichiatria Infantile.