Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Dopo la fame anche la sete. Poveri e a bocca asciutta

Dopo la fame anche la sete. Poveri e a bocca asciutta

La notizia fa venire i brividi. C’era una volta l’acqua come risorsa e come business, ora le famiglie non solo chiudono i rubinetti, ma adottano buone pratiche pur di risparmiare. Significa meno rubinetti aperti, meno docce e per i più fortunati anche meno acqua nel giardino.
Per capire veramente la crisi economica a che punto sta portando il Paese, basta allontanarsi da Roma e arrivare a Latina. Qui la società che gestisce il servizio – da sempre tra migliaia di polemiche – ha stretto un accordo con i sindacati per evitare licenziamenti. Due gli elementi che hanno messo in crisi quello che prima era un business: la morosità che ha raggiunto il record dei 65 milioni di euro e la “crisi dei consumi”. Ragion per cui Acqualatina ha chiesto ai propri 156 dipendenti di accettare il contratto di solidarietà e di lavorare meno.
L’operazione di privatizzazione dei beni di prima necessità, come l’acqua appunti, ha diviso il Paese tra due diversi estremismi: coloro che ritenevano che i beni dovessero essere di esclusiva proprietà dei cittadini e amministrati dalla mano pubblica, e colo che invece speravano nella privatizzazione per avere più qualità e meno sprechi. E garantendo un’adeguata remunerazione a chi il capitale lo ha investito. Nessuno dei due ha fatto i conti con la nuova povertà che costringe le famiglie a ridurre al minimo i consumi e i costi.
Vista la distanza che c’è tra Roma e Latina c’è da chiedersi come mai nella Capitale, in preda al delirio elettorale, non ci sia un candidato che abbia speso un minimo del suo tempo per spiegare se e quale progetto ha per l’acqua di Roma, per l’Acea e soprattutto per rimettere in piedi un’economia cittadini ormai votata alla sopravvivenza. Chiacchiere e basta. Eppure Latina è a un passo da Roma. Basta un’onda anomala e la sete si propaga.