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E’ partita la rivoluzione-Roma. Lo tsunami travolgerà Marino

E’ partita la rivoluzione-Roma. Lo tsunami travolgerà Marino
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URNE DA INCUBO. Gli analisti scommettono sull’effetto Europa con una grande affermazione del Cinque Stelle che porterà il Comune a nuove elezioni. Chi sono i big dei singoli partiti e le probabilità di conquistare un seggio a Bruxelles nella circoscrizione del Centro Italia. Chi rischia e chi invece non sfiorerà neanche il 4%
E’ partita la rivoluzione-Roma. Lo tsunami travolgerà Marino
E’ partita la rivoluzione-Roma. Lo tsunami travolgerà Marino

di Fabio Carosi

Lunedì 26 maggio Roma non sarà più la stessa. Lo giurano gli analisti dei singoli partiti che proprio su Roma temono più che in ogni altra parte d’Italia “l’effetto Grillo”. Marino è il sindaco che segnerà il punto più basso del Pd romano e laziale e forse sarà proprio il partito che gli presenterà il conto chiedendo se va bene un rimpastone, altrimenti la testa. Dipende tutto dai tre numeri: quegli degli astenuti, l’incubo sorpasso del Cinque Stelle e il numero dei militanti della sinistra che si recheranno alle urne. E poi i cattolici che, seppur ridotti a cercare sponde trasversali, a Roma sono sempre un pensiero.
Sul sindaco e sulla sua Giunta sui generis, pesano come un macigno le chiacchiere e i pochi fatti. L’ultimo colpo suicida il chirurgo l’ha messo a segno mercoledì quando è scivolato sulla depenalizzazione della cannabis anche per uso personale. Poi basta guardare la città sommersa dai rifiuti, il compleanno delle voragini di Roma nord, per non parlare della fissazione coi Fori Imperiali pedonalizzati, unico anello giusto di un anno di pasticcio. E allora si preparar la vendetta degli elettori. Gia sindaco di una minoranza, su Marino potrebbe scatenarsi la voglia di “mandare tutti a casa”. Lo scrive persino Barbara Palombelli, una che di cose di sinistra se ne intende. Su Il Foglio, lady Rutelli si sbilancia e prevede la catastrofe: “La conquista di Roma è assicurata. Grazie agli ingorghi mai visti che bloccano tutti i giorni la zona nord della città, alle gallerie bloccate da gennaio per un acquazzone e mai riparate, alla spazzatura che si accumula nelle strade e sui marciapiedi per essere dilaniata da gatti e topi, la marcia di Beppe Grillo nella capitale sarà una passeggiata. La voglia di dare una legnata al Pd e alla sua giunta in Campidoglio sarà fortissima e porterà molti alla diserzione o al voto grillino”.
Ecco cosa potrebbe accadere tra i big qualora i sentiment di una Roma tutta Grillo e Stelle dovessero essere confermarti dalle urne.
IL PD. Scontata l’affermazione della Bonafé sulla quale lo stesso Renzi si gioca la camicia, per Sassoli si profila una battaglia complessa per la riconferma. Seggio rivestito di velluto anche per Bettini. L’errore di aver spinto in Campidoglio non lo pagherà con questa tornata perché a mandarlo a Bruxelles ci penserà una militanza storica. Anche Enrico Gasbarra potrebbe già fare la valigia. Per lui vale il discorso di Bettini, in aggiunta ad un patrimonio elettorale di cattolici di sinistra che lo ha cresciuto. Dunque, tre posti, forse il quarto per per Silvia Costa, di nuovo in pista. Ed è il quarto seggio sul quale si gioca la partita sull’intensità della vendetta del partito contro il sindaco.
FORZA ITALIA. Tre i posti che lo “storico” elettorale dovrebbe garantire e una lista d’attesa da ospedale romano. Scontata la rielezione di Tajani, la partita si gioca tra l’ex presidente della Provincia di Latina, Cusani, il big del centro cattolico Luciano Ciocchetti e Bartolozzi, un toscano che punta a ritrovare una parte degli oltre sessantamila voti del 2009. Su Cusani converge il gotha del partito, mentre Luciano Ciocchetti gode della spinta propulsiva del nuovo “polo romano” del partito. Battaglia tra i due con Ciocchetti in vantaggio grazie al personale patrimonio di consensi.
NUOVO CENTRODESTRA. I pronostici al netto dei sondaggi che gridano all’allarme per per le astensioni e il voto di vendetta, se conquista un seggio è già un miracolo. Scartata la ministra Lorenzin che sembra aver fiutato il pericolo di una rivoluzione a Palazzo Chigi e che punterebbe a ricostruire una macchina elettorale, la partita più dura si gioca tra Antoniozzi, Pallone e Angelilli con l’eurodeputata uscente più serena degli altri.
LEGA NORD. Il segretario Salvini punta a consolidare la roccaforte del centro. Sarà complesso con Borghezio che impazza tra campi rom e occupazioni ma l’obiettivo è andare oltre la soglia di sbarramento. Basta uno zero virgola oltre il quattro per far gridare alla vittoria.
FRATELLI D’ITALIA. La Meloni a Roma è più conosciuta della Coca cola ma potrebbe non bastare per andare oltre il seggio garantito almeno per Scurria. Il resto è nel segreto dell’urna. Una cosa è certa: scontato che a Roma il centrodestra non è mai esistito se non nella “chiave” di destra-centro, l’effetto Marino e la bastonata delle Comunali 2013 dovrebbe aver ricompattato la destra sociale. Se funziona il ragionamento non dovrebbero avere problemi a superare quota 4%.
L’ALTRA EUROPA TSIPRAS. Poche parole: spinti da Sel, in combinato disposto con i movimenti per la casa e per l’acqua pubblica, potrebbero anche farcela. Il condizionale è d’obbligo, certa invece la convergenza su Sandro Medici.
GLI ALTRI. Per Scelta Europea, Italia dei Valori e Verdi la battaglia è durissima. Quasi impossibile. Tra i romani spera di cavarsela Bonelli.
E il Cinque Stelle? Tutto un programma la previsione di Davide Barillari: “Ecco perché il Pd perderà le elezioni nel Lazio: per l’opacità della giunta Zingaretti, per l’opacità e l’abuso di potere, perle discariche, gli inceneritori, i trasporti e la sanità”.