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Ecco i “magnifici tre” di Nicola. “Così ci riprendiamo la Regione”

Chi sono Fabio Refrigeri e Michele Civita, i due assessori “pesanti” che ora governano i settori più difficili del dopo Polverini. Nelle nomine la lunga mano di Goffredo Bettini che da sempre governa a distanza le scelte del Pd. A sovraintendere la macchina Maurizio Venafro, già capo di Gabinetto della Provincia, ora con uno stipendio da 194 mila euro, e sempre in attesa della conclusione del processo per la vicenda della All Clean, la società che doveva curare la lotta di Rutelli contro i writer. Pronta la rivoluzione su Piano Casa, Piano Rifiuti, Trasporti e l’idea di cancellare la Roma-Latina per recuperare qualche soldo

di Fabio Carosi

Un uomo al comando più tre magnifici fedelissimi ai posti giusti. Tra tagli promessi e avviati, casse vuote e documenti ufficiali della precedente gestione – si vocifera – praticamente spariti, Nicola Zingaretti ci prova a muovere la macchina della Regione Lazio.
Alzata la coperta, esce però la polvere. Il primo atto di “pulizia, snellimento e trasparenza”, claim che si rincorrono da anni quasi con ossessiva compulsione, è stata la delibera con la quale ha ridotto le Direzioni Regionali, quei centri di potere dove vengono gestiti tutti gli atti e di conseguenza le spese. La forbice ha ridotto da 20 a 12 le “megadirezioni”, e quindi tecnicamente ci sono 8 superburocrati che rischiano di vedersi ridotte funzioni e stipendi. Ma sui criteri con i quali far retrocedere, il Governatore non si è ancora espresso.

michele civita


Il timore è che si proceda secondo i canoni già in uso alla Provincia di Roma, secondo il classico schema di appartenenza. D’altronde la Giunta ha già dimostrato lo stile: un pizzico di esperti noti, qualche intervento creativo, ma le deleghe pesanti (quelle cioè dove si muovono i soldi) sono state concentrate nelle mani di due assessori fedelissimi: l’amico d’infanzia e sodale di partito Fabio Refrigeri, e la colonna bettiniana Michele Civita. A sovraintendere al resto della macchina, il super capo di Gabinetto, Maurizio Venafro. Proprio per la sua storica fedeltà al partito la prima delibera d’incarico è proprio per lui: 194 mila euro l’anno, invece dei 180 mila che prendeva quando sbrigava le faccende alla Provincia di Roma.
Partiamo da Refrigeri. La promozione sul campo non arriva tanto per l’attività di sindaco di Poggio Mirteto, quanto per il lavoro svolto con l’associazione laziale dei Comuni con la quale ha intessuto la trama che ha garantito la massa di voti in provincia di Roma e i preziosissimi contatti con il resto della regione, stanca di orbitare nel “polverinismo”.

fabio refrigeti

Se poi aggiungiamo che l’olio della Sabina gli ha fatto scivolare le preferenze di molti elettori locali, sino a farlo diventare un punto di riferimento per un’intera economia che va da Passo Corese sino a Rieti, ecco che Frigeri, già amico fraterno del presidente, può essere considerato a ragione uno di quelli che i voti li ha portati. E pesanti. Premiato con Infrastrutture, Politiche della Casa e Ambiente. In assessorato si vocifera che per recuperare qualche soldo da destinare alle pressioni della regione, sia intenzionato ad andare alla Cassa Depositi e Prestiti per farsi stornare gli stanziamenti  per il raddoppio della Roma-Latina, meglio conosciuto come corridoio sud, oppure mare di asfalto per far contenti i proprietari dei terreni circostanti al tracciato. Per il centrodestra che con Storace e Polverini, sognava di unire l’intenso traffico da Latina verso Civitavecchia, l’operazione rischia di essere un colpo mortale.
Poi c’è Michele Civita. Dalla sezione del Pd sino all’amore con Goffredo Bettini, Civita è  il classico uomo di partito che piano piano fa la scalata. Come recita il suo cv pubblico sul sito della Regione Lazio, i suoi incarichi partono da lontano, precisamente dall’esperienza Rutelliana del 1993 come coordinatore dello staff di Rutelli. Per lui si aprono anche le porte del Giubileo sino ad essere incluso nella Provincia guidata da Enrico Gasbarra con la delega ai Trasporti e Mobilità. Uomo silenzioso e “burocrate inesorabile”, sempre con la spintarella di Bettini, è passato da Enrico Gasbarra a Nicola Zingaretti che ha concentrato su di lui il caos dei rifiuti, generato dal piano beffa di Renata Polverini e dall’indecisionismo cronico di Gianni Alemanno su dove collocare una discarica alternativa a Malagrotta. Visto che i trasporti li conosce (compreso il caos che regna nell’extraurbano di Cotral) e che di monnezza può dirsi esperto (e col pallino della differenziata), si è preso in carico l’ex Urbanistica, la Mobilità e i Rifiuti. Primi obiettivi: rimettere mano allo sciagurato Piano Casa di Luciano Ciocchetti e Renata Polverini per accontentare Legambiente e il pianeta verde, rinegoziare col ministro Clini (finché rimarrà, ndr) la vicenda surreale dei rifiuti e poi trattare con Comune, Atac, Cotral e Fs, per l’intero sistema della mobilità. Tolta la sanità, il budget più alto della Regione da sempre è stato destinato a bus, tram e metropolitane. Ecco perché Civita: chi controlla i trasporti gestisce un buon 30 per cento dei denari e del potere.
Chiude il cerchio, “sua maestà incarico”. Se i documenti dell’ama non sono smentiti, il capo di Gabinetto Maurizio Venafro risulta in aspettativa dall’Ama, l’azienda della monnezza dove ha un incarico congelato come responsabile della comunicazione e dei rapporti istituzionali. Qui è stato spedito dopo un “giro” come capo segreteria di Rutelli prima, quindi direttore della Comunicazione con Marrazzo. Proprio nell’orbita Ama, inciampa nell’inchiesta sulla società All Clean, una partecipata pubblica voluta da Francesco Rutelli per cancellare le scritte dei writer principalmente sui treni delle metropolitane.

maurizio venafro

Solo che la All Clean, con la presidenza Venafro, è finita nel mirino della magistratura per via del fallimento della Planet Work, una coop riconducibile a Pierpaolo Ferilli (il fratello dell’attrice Sabrina Ferilli, originaria della Sabina) e Giulio Saraceni. Secondo l’accusa, col fallimento della Planet Work, sarebbe emersa una contabilità che proverebbe la distrazione di risorse economiche in favore di società facenti capo al Ferilli. Sempre l’accusa, sostiene che Maurizio Venafro, avrebbe coperto queste attività proprio come presidente della All Clean. L’inchiesta si è conclusa e l’attuale Capo di Gabinetto di Zingaretti è in attesa del processo. Da anni.
A portarlo alla sbarra le dichiarazioni di Giulio Saraceni che accusano Venafro di aver preso 500 euro per ciascuna carrozza del metrò che veniva ripulita a titolo “di obbligazioni politiche”. Per questa accusa Saraceni, già segretario della Federazione Giovanile Comunista, è stato denunciato per diffamazione da Venafro e Ferilli che ha aggiunto la “tentata estorsione”. Sempre Saraceni ha messo a verbale che il sistema di coop che ruotava intorno alla Planet non era altri che una macchina elettorale. Maurizio Venafro è difeso dall’avvocato Luca Petrucci.