Dopo Paese Sera e T9, l’editoria romana si squaglia al sole di un’estate timida. Tocca al Romanista, per il quale la giornata del 28 luglio è quella più lunga. A poco meno di un mese dalla festa dei dieci anni dell’unico quotidiano dedicato interamente a una squadra di calcio, la chiusura si fa sempre più vicina. Senza stipendio da 22 mesi, ai redattori del giornale è negata la cassa integrazione, poiché il liquidatore della società si è dimesso. Scrivono i giornalisti in un comunicato: “La cooperativa I Romanisti è in liquidazione coatta e di fatto non esiste più. La decisione, giusta, avrebbe previsto, come è stato stabilito per decreto ministeriale nel maggio e un mese dopo pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 23 giugno, un commissario liquidatore. Ma il nominato si è dimesso solo pochi giorni senza dare una spiegazione. E i redattori del Romanista, senza stipendio da ben 22 mesi, non possono accedere alla cassa integrazione prevista in questi casi proprio per la mancanza di un liquidatore che si assuma le responsabilità proprie del decreto ministeriale”.
E ancora: “Chi vuole la scomparsa dei giornalisti del Romanista? Perchè l’avvocato liquidatore Jacopo Marzetti si è dimesso subito dopo aver accettato l’incarico ministeriale fissato per decreto? Che interessi ci sono dietro?”.
Nel frattempo il 26 il ministero per lo Sviluppo Economico ha fatto sapere che nella giornata del 28 è prevista la nomina del commissario liquidatore. Per orsa il giornale rimane in sciopero.
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IL CASO. Senza stipendio da 22 mesi, i giornalisti dell’unico quotidiano dedicato a una squadra di calcio attendono che il ministero per lo Sviluppo nomini un commissario liquidatore. Diversamente non potranno neanche andare in cassa integrazione
