Svolta nelle indagini sull’omicidio di Daniele Fulli, il 28enne parrucchiere e attivista omosessuale trovato cadavere sulle sponde del Tevere in zona Magliana. Una persona è stata fermata dagli agenti della Squadra Mobile: Andrea Troisio ha confessato il delitto durante il primo interrogatorio. L’uomo, con precedenti per rapina, guida in stato di ebrezza, proviene da una comunità di recupero per tossicodipendenti. Secondo gli inquirenti la vittima avrebbe rifiutato di avere un rapporto sessuale e per questo sarebbe stato ucciso la sera stessa in cui è scomparso di casa, lo scorso 4 gennaio. Gli inquirenti vogliono far piena luce sui misteri che ancora avvolgono un delitto che ricorda numerosi altri casi rimasti insoluti che hanno sconvolto la comunità gay tra gli anni ’90 e 2000.
Il giovane era stato visto per l’ultima volta il 4 gennaio e prima del tragico epilogo, del suo caso si era occupato anche la trasmissione “Chi l’ha visto?”. “I pantaloni abbassati con cui è stata trovata la vittima – spiega il dirigente della Squadra mobile Renato Cortese – fanno pensare ad un rapporto sessuale consumato prima della morte, ma al momento escludo che l’omicidio fosse premeditato”. Da alcune testimonianze i due ragazzi si conoscevano da qualche tempo e si stavano frequentando piuttosto assiduamente. All’origine del gesto, secondo le indagini della squadra mobile, ci sarebbe stata la richiesta da parte della vittima di un rapporto di amicizia più stabile, richiesta che avrebbe portato il fermato a perdere il controllo.
Il fermato è stato prelevato dagli agenti della polizia presso una comunità di recupero per tossicodipendenti della Magliana. A lui gli investigatori sono arrivati attraverso alcune testimonianze di familiari e amici che hanno raccontato di incontri sempre più frequenti tra i due, e anche attraverso un’analisi attenta dei tabulati del cellulare del fermato.
Il corpo di Daniele era stato ritrovato mercoledì mattina in un fossato che costeggia il gretto del Tevere all’altezza di via Pescaglia, non lontano dalla sua casa in zona Magliana. I pantaloni calati e il volto massacrato di botte. Ad ucciderlo pare sia stato un punteruolo: due le ferite compatibili con dei colpi inferti con la piccola arma e scoperti sulla nuca e sull’inguine.
Daniele era un volontario del Gay Center e recentemente, ricorda Fabrizio Marrazzo portavoce dell’associazione, era stato scosso dalla morte di Simone, il giovane gay suicida a Roma a cui lui era molto legato. Le associazioni hanno organizzato per sabato prossimo, alle 16, una manifestazione per ricordare il ragazzo con una marcia e la deposizione di fiori sul viadotto della Magliana.
