di Claudio Roma
A un mese dalla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione di Ferrovie dello Stato, con presidente Marcello Messori e amministratore delegato Michele Elia, la gestione della più grande azienda di trasporto del Paese riserva ancora molte incognite.
Intanto alcuni suoi uomini chiave, il capo del personale Braccialarghe, il capo del legale Parrella, e quello della comunicazione Fabretti, se ne sono andati in Finmeccanica, insieme a Moretti. Le loro poltrone, rimaste vuote, fanno gola a tanti. Quella di Fabretti, ancora per qualche giorno formalmente in FS, sarà presto coperta da Orazio Carabini, professionista di provata esperienza e competenza, ex Sole 24 Ore ed ex vicedirettore dell’Espresso. La sua nomina sembra aver trovato ampi consensi.
Ma a essere ben più appetite, soprattutto dai partiti di Governo, sono le poltrone vacanti di amministratore delegato di RFI, la principale società della costellazione FS, e quella di Grandi Stazioni. Infatti il CdA di RFI è ormai da un mese privo sia dell’amministratore delegato, era Michele Elia, sia di un consigliere, Andrea Parrella, passato appunto a Finmeccanica.
Anche Grandi Stazioni è da molte settimane senza ad, dimissionatosi ufficialmente per motivi di salute, e continua ad avere come presidente Mauro Moretti. Rende più complesso lo scenario il fatto che il CdA di FS trovi difficoltà a distribuire le deleghe operative tra il presidente e l’amministratore delegato. Eppure le indicazioni dell’azionista erano sembrate inequivocabili. Al presidente spettavano comunicazioni, relazioni istituzionali e, di concerto con l’ad, le strategie per privatizzare il Gruppo o una parte di esso. Ma è proprio questo il terreno dove si gioca la partita più interessante. Quotare l’intero Gruppo significherebbe lasciare RFI dov’è oggi, senza quello scorporo invocato da alcuni settori economici e politici.
Qualche ben informato si lascia sfuggire un segreto che vale meno di quello di Pulcinella. Ossia che la longa manus di Moretti sia indaffarata a gestire la transizione e a giocare ancora un ruolo chiave nel futuro dell’azienda. Come non dimenticare al riguardo l’apprezzamento che gli fece un giorno Letta zio: “tratta le Fs come fossero sue”. Difficile quindi che quel senso di appartenenza, anzi di proprietà, si sia dissolto in pochi giorni. C’è inoltre da dire che tra l’investitura sostanziale in Finmeccanica e la sua effettiva uscita da FS è trascorso oltre un mese e mezzo. Un tempo più che sufficiente per disegnare strategie, attribuire incarichi, programmare eventi a effetto immediato e ritardato. Sui quali ora i nuovi consiglieri si trovano a dover fare i conti. Non senza qualche mugugno e mal di pancia. Anche perché tra i consiglieri c’è quella Daniela Carosio che per anni è stata a capo delle Relazioni Esterne di Ferrovie, prima di essere giubilata poche settimane fa proprio da Moretti. E che la geografia e gli equilibri dell’azienda conosce fin troppo bene. Quella di Daniela Carosio non è stata neanche l’ultima uscita forzosa comandata da Moretti che, nel suo settennato, ha accompagnato all’uscita uno stuolo di manager colpevoli spesso soltanto del peccato di lesa maestà. Tra questi spicca, uscito nelle ultime settimane, il responsabile marketing di Trenitalia, Emanuele Carlando. Manager volitivo e dinamico, la sua parabola è precipitata in poco tempo per la sua caparbia aspirazione a voler gestire in maniera più partecipata il capitolo pubblicità, oggi amministrato direttamente e in esclusiva dalla capogruppo FS. Che continua a trattenere tutta per sé anche la comunicazione di Trenitalia, con quelle contaminazioni intersocietarie che più di un osservatore inizia a bollare come poco trasparenti.
Ma qualcosa sembra muoversi. Improvvisamente sulla pagina web ufficiale di FS si è svuotata la casella del responsabile delle Relazioni con i Media (http://www.fsitaliane.it/fsi/Media-ed-Eventi/Contatti-Media) , e il suo ruolo risulta assunto ad interim dal direttore Fabretti. Sono bastate poche domande in giro per il Palazzo di Piazza della Croce Rossa per capirne di più. Oltre al responsabile Biserni, a uscire dall’Ufficio Stampa di FS anche altri senatori, tra cui Marco Mancini, vice di Biserni con deleghe sul mondo Trenitalia. Tutti finiti a RFI, in una nuova struttura di comunicazione creata ad hoc negli ultimi giorni proprio da Moretti . Qualche borbottìo di disapprovazione tra il personale, presto sopito. Ora, hanno pensato in tanti, tocca a Trenitalia.
Ma la situazione si è cristallizzata e la manovra sembra essere servita, a detta dei ben informati, solo per lasciare spazio ad alcune speciali new entry. Tra queste spicca il nome della trentenne Alessandra Calise, una carneade per chi non sa che è stata animatrice del think tank lettiano, Vedrò, e vice portavoce di Enrico Letta a Palazzo Chigi. Si dice l’abbia voluta proprio Moretti, presentando l’assunzione come suo personale cadeau a Letta nipote, che da presidente del consiglio lo aveva confermato alla guida di FS.
Insomma, Renzi lo promuove in Finmeccanica, e lui intanto ringrazia Letta. Ma chi, da ex comunista, ha saputo farsi nominare da Padoa Schioppa, restare in sella con Berlusconi, omaggiandolo con inaugurazioni a raffica e un bel cappello da ferroviere, farsi ben volere da Letta zio e Letta nipote, qualche atto di riconoscenza al premier Renzi lo tributerà di sicuro, a tempo debito. Spetta intanto ai nuovi consiglieri di Fs, che convivono con i morettiani, ritrovare i giusti dosaggi e i nuovi equilibri tra il passato e il futuro. Operazione non facile, come i primi segnali lasciano intuire. E forse impossibile, finché qualcuno non reciderà il cordone ombelicale tra l’azienda e Moretti.
