Alla Festa del Cinema, l’americano avrebbe cercato un incontro con l’attrice. Lei avrebbe detto no. E il Presidente Nastasi sarebbe finito nel mirino
A Roma si può comprare quasi tutto, tranne un appuntamento con Julianne Moore. Almeno stando all’ultima indiscrezione che agita il dopo-Festa del Cinema: Tilman Fertitta, ambasciatore americano in Italia, avrebbe voluto conoscere l’attrice premio Oscar. Ma la richiesta si sarebbe schiantata contro un rifiuto. Un «no, grazie» capace di attraversare l’Atlantico senza bisogno di passaporto diplomatico.
Il miliardario, la diva e l’incontro mancato
Fertitta non è esattamente uno abituato a fare anticamera. Magnate di alberghi, ristoranti e casinò, proprietario degli Houston Rockets, è stato scelto da Donald Trump per rappresentare Washington a Roma. Per la campagna del tycoon ha anche raccolto fondi. Insomma, se vuole un tavolo al ristorante difficilmente gli rispondono che è tutto prenotato.
Con Julianne Moore, però, il servizio prenotazioni si sarebbe inceppato. L’attrice, arrivata nella Capitale per ritirare il Premio alla Carriera e presentare The Debut, non avrebbe gradito un faccia a faccia con un esponente così vicino al presidente repubblicano. Sullo sfondo dell’episodio una distanza politica tutt’altro che segreta: Moore ha criticato pubblicamente l’amministrazione Trump, anche dopo il caso del suo libro per bambini Freckleface Strawberry, finito nel mirino delle revisioni delle biblioteche scolastiche militari.
E Nastasi si ritrova nel film sbagliato
Secondo l’indiscrezione, l’ambasciatore avrebbe manifestato il proprio disappunto a Salvo Nastasi, presidente della Fondazione Cinema per Roma. Come se tra le mansioni di chi dirige un festival ci fosse anche quella di recapitare le star a domicilio, magari con tanto di fiocco e bigliettino di cortesia.
C’è un dettaglio gustoso: il 21 ottobre Fertitta e la moglie Lauren erano davvero sul red carpet di The Debut, la stessa serata di Julianne Moore. Le fotografie documentano la presenza di entrambi all’evento, non un incontro privato né, tantomeno, la presunta lite. Quella resta un’indiscrezione, priva al momento di conferme indipendenti. E così il red carpet dell’Auditorium Parco della Musica regala un piccolo cortometraggio di costume: il miliardario che può permettersi quasi tutto, la diva che si sarebbe tenuta il diritto di dire no e l’organizzatore che, suo malgrado, finirebbe nei titoli di coda.
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