Presentata all’Auditorium la nuova edizione della Festa del Cinema di Roma. E il menù promette un’altra abbuffata: titoli, star, registi, serie e documentari. Dopo Venezia, il cinema italiano continua a produrre e a sfornare. Resta da capire chi, finiti festival e red carpet, comprerà davvero il biglietto.
È stata appena presentata all’Auditorium la nuova edizione della Festa del Cinema di Roma e il primo effetto dell’annuncio è quasi fisico: sazietà preventiva. Neanche il tempo di digerire Venezia, con la consueta valanga di film, conferenze stampa e opere destinate a vivere molto più a lungo nei comunicati che nelle sale, ed ecco Roma pronta a servire la seconda portata. Anzi, visto il numero dei titoli, direttamente il buffet.

La Festa, dal 13 al 25 ottobre, avrà anche un giorno in più rispetto al programma iniziale proprio per l’aumento delle opere iscritte. Segnale di vitalità, certo. Ma anche conferma di un sistema nel quale il problema non sembra essere produrre film. È trovare qualcuno disposto a guardarli.
Il cinema italiano produce. Il pubblico farà sapere
Ad aprire sarà Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, con Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella, Edoardo Pesce e Claudio Santamaria. Un film dichiaratamente popolare, cast abbondante e obiettivo evidente: parlare a una platea larga. Poi si parte senza freni: opere prime, grandi ritorni, documentari, biopic, serie, adattamenti letterari, registe e registi italiani in quantità quasi industriale. Ci saranno Valerio Lundini, Gianni Zanasi, Daniele Luchetti, Francesco Bruni, il film su Pino Daniele e persino il nuovo progetto firmato dalla coppia creativa di Boris.
Un’industria, quella italiana, che osservata dal calendario dei festival sembra godere di salute olimpica. Peccato che poi esista il verdetto implacabile del botteghino.
Incentivi, festival pieni e sale più complicate
Il tax credit continua a rappresentare uno degli strumenti più importanti a sostegno della produzione cinematografica italiana, all’interno di un sistema che negli ultimi anni ha favorito una notevole quantità di opere e progetti. Il punto, però, è un altro: la vivacità produttiva non coincide automaticamente con una risposta altrettanto vivace del pubblico in sala. Sono due piani diversi, che finiscono però inevitabilmente per incontrarsi quando un film, terminati festival, anteprime e presentazioni, deve misurarsi con il mercato reale.
Ed è qui che arriva il piccolo brivido: si produce molto, si presenta moltissimo, mentre al botteghino l’attenzione continua spesso a concentrarsi su pochi titoli forti. Il vero thriller, insomma, comincia quando si spengono i flash e si accendono le casse. E forse non è un caso che tra le curiosità della Festa spunti Alien Vs Ciro, docu-fiction di Ciro Ippolito sulla sua esperienza cinematografica e sulla personale battaglia contro il tax credit e i meccanismi del cinema contemporaneo. Budget dichiarato: 7 mila euro.
Roma intanto prepara tappeti rossi, flash e applausi. Dopo Venezia, un’altra grande abbuffata, tanto per rimanere in tema filmico, citando un film memorabile di Marco Ferreri, nel quale però i protagonisti muoiono uno dopo l’altro. Agli accreditati, più che il catalogo, converrebbe distribuire il Maalox.


