di Claudio Roma
La uccide e poi si spara alla testa. Una storia finita da tempo, il classico “matrimonio bianco” con una case separate da pochi metri di distanza. Lui, Guglielmo Berettini, 42 anni, vigilantes della società Sipro specializzata in trasporto e custodia valori; lei Michela Fioretti, un anno in meno, infermiera all’ospedale Grassi di Ostia e madre di due bimbe di 6 e 10 anni.
Nella serata di venerdì l’epilogo. La insegue in auto per mezza Ostia dopo averla pedinata poi, sul viadotto tra Acilia e Dragona, l’ha costretta a fermarsi contro il guard rail, ha urlato, impugnato la pistola d’ordinanza e ha sparato. Lucido, ha riacceso l’auto ha percorso pochi metri dall’altra parte del ponte ha puntato la stessa pistola che aveva ucciso alla sua tempia e ha sparato di nuovo.

Così ha ucciso l’ex moglie: tre colpi, uno al petto, uno al collo e uno al fianco. La donna è morta sul lettino del Pronto Soccorso dell’ospedale Grassi di Ostia, dove i medici nulla hanno potuto fare per salvarla. L’uomo è gravissimo e sta lottando contro la sua volontà suicida in un letto della terapia intensiva del San Camillo. I medici sperano in un miracolo per salvarlo ma sarà difficile.
Un amore finito e le consuete discussioni per “ottemperare alle disposizioni del Tribunale”, culminate con una serie di denunce reciproche. Ma mai nessuna violenza o altro che avrebbe potuto far pensare ad una degenerazione folle che portasse a due bimbe orfane di madre e con il padre in un letto d’ospedale in attesa della morte. E’ questa la sintesi delle indagini che i carabinieri hanno compiuto sino a tarda notte, sentendo una serie di testimoni. Chi ha chiarito la dinamica del delitto è il testimone che sul viadotto ha assistito terrorizzato alla scena: “Li ho visti mentre si parlavano dai finestrini con le macchine affiancate. Lui ha impugnato una pistola, allungato il braccio e poi ha sparato. Non finiva più di sparare…”. Finito il matrimonio è iniziata la follia culminata in un raptus.
