Al terzo giorni di bagagli impazziti, l’area Alitalia del Leonardo da Vinci è ancora un girone dantesco. Da un lettore, riceviamo e pubblichiamo. E’ una fotografia impietosa di ciò che sta accadendo nel principale scalo italiano, dove la battaglia dei dipendenti dell’ex compagnia di bandiera, produce questi effetti.
“Sono atterrato ieri sera a Fiumicino e ora ci sto tornando. In quell’aeroporto di merda ho trascorso oltre 5 ore, fino all’1 di notte, in attesa di un bagaglio che non è mai arrivato, in attesa di avere qualche informazione prima e di poter presentare denuncia di smarrimento poi.
Ma la mia pazienza era già stata messa a dura prova, a Catania, da altre due ore di attesa prima di partire. A Roma poi l’epilogo di una giornata storta: lo sciopero del personale aeroportuale ha fatto sì che le consegne dei bagagli avvenissero come una lotteria, una caccia al tesoro da fare tra i vari nastri. Senza nessuna indicazione, senza nessuno che ti dicesse cosa fare. E così l’assistenza clienti è stata presa di mira. Una fila lunghissima e ininterrotta che fino alle 2 di notte ha cercato informazioni sul proprio bagaglio.
Una signora di 80 anni mi ha chiesto di aiutarla: non sapeva cosa fare, dove andare e spesso si stancava di attendere in piedi e così io facevo la fila anche per lei. Nessuno di Alitalia le ha offerto una bottiglietta d’acqua, dato un’informazione. Così come ai tanti turisti presenti. Ogni tanto qualcuno esultava per il ritrovamento del proprio bagaglio. Qualche sudamericano, invece, guidava una sorta di revolucion con l’intento di raggiungere direttamente il magazzino al grido “volemos los bagajes”.
Tre hostess hanno fatto il loro lavoro e scioperare è un diritto ma c’è chi ha gestito l’emergenza in maniera superficiale. Dopo una fila interminabile ho lasciato Fiumicino assieme alla vecchietta. Ho preso una navetta che pisciava acqua dal soffitto e bagnava tutti. Qualche straniero, stordito dalla situazione, ha vagabondato per l’aeroporto tutta la notte. Io dopo aver dormito a casa, sto andando di nuovo lì.
E mi viene in mente mio fratello che sta a Budapest e tanti altri ragazzi come lui. Penso ai più giovani e do loro un consiglio: se potete lasciate questo Paese senza prospettive, ma non con un volo Alitalia”.
Filippo Consales
