E’ una bufera che parte da prima del Duemila e che si sta per abbattere sull’azienda dei trasporti di Roma, l’Atac, ormai vicina al collasso. Se le indiscrezioni pubblicate dal quotidiano La Repubblica, relative a un’inchiesta sul sistema di gestione dei titoli di viaggio utilizzato per creare fondi neri, semplicemente senza contabilizzare i biglietti venduto, fosse vera, ci si troverebbe di fronte alla madre di tutte le truffe.

Soprattutto perché secondo quanto riferisce il quotidiano, i soldi sarebbero serviti per finanziare la politica. Si legge nell’articolo: “Fonti e documenti interni all’Azienda indicano l’esistenza di una doppia contabilità cresciuta all’ombra di una truffa di cui Atac è oggettivamente vittima, ma, si scopre ora, anche architetto. La Procura di Roma e la Guardia di Finanza, da tempo, indagano sull’azienda e, nel marzo scorso, hanno notificato tre avvisi di garanzia per una vicenda nota come ‘la truffa dei biglietti clonati’. Un flusso incontrollato di ‘titoli di viaggio’ falsi, stampati da Atac e girati ai rivenditori ufficiali, consentirebbe infatti di accantonare fuori bilancio circa 70 milioni di euro all’anno”.
L’inchiesta non è nuova e forse è l’epilogo di quanto pubblicato da Affaritaliani.it il 13 marzo del 2012, e riferito ad un’operazione della Guardia di Finanza. Secondo le indagini, partite da un esposto dettagliatissimo di un sindacalista che aveva allegato anche le fotocopie con i numeri di matricola dei titoli fasulli, tre dipendenti infedeli rimettevano in circolazione i titoli di viaggio non venduto che però erano esclusi dal sistema. Contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, appropriazione indebita e falsificazione di titoli di viaggio di imprese pubbliche. Oltre 7 mila bit sequestrati in edicole, bar e internet point.
Dopo il gelo delle rivelazioni sull’uso politico dei fondi neri, la politica si mobilita, chiedendo di fare immediatamente chiarezza su tutta la vicenda.
