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Fuortes contro l’Opera buffa. “Suonano poco, costano troppo”

Il sovrintendente depone alla Commissione Trasparenza e denuncia i costi ingiustificati dell’orchestra: “Su 250 giorni l’anno ne lavorano 125; sono 92 persone ma per il Rigoletto ho dovuto firmare 34 contratti aggiuntivi. Ogni famiglia di romani paga 30 euro l’anno… una specie di canone Rai”. Nessun licenziamento ma aumento produttività

A sentire le parole del sovrintendente Carlo Fuortes, più che l’Opera di Roma, sembrerebbe l’opera buffa. Ogni famiglia di romani versa 30 euro l’anno anche se non è mai entrata nel foyer del teatro: “Un piccolo canone Rai che pagano tutti i cittadini, sia che vengano sia che non vengano a teatro”.
Per non parlare poi dell’efficienza. Spiega ancora Fuertes intervenendo in audizione alla commissione Trasparenza sulla questione del Teatro dell’Opera e del licenziamento collettivo di orchestra e coro: “Con le regole attuali e una orchestra di 92 persone, per il ‘Rigoletto’ ho dovuto firmare 34 contratti aggiunti. Quindi, il 48% dei musicisti non ha nulla a che vedere con l’Orchestra dell’Opera”. Insomma, quasi metà dei dipendenti assunti per l’orchestra tutto fa meno che suonare, tant’è che ad ogni spettacolo c’è necessità di mettere risorse aggiuntive”. Due numeri sulla produttività: “I giorni di presenza al lavoro di un maestro d’orchestra sono pari a 125 giorni l’anno su una base di 250”. Quanto al futuro: «Il consiglio di amministrazione — ha dichiarato il sovrintendente — ha ferma intenzione di non lasciare a casa nessuno. Nei 75 giorni di trattative con i sindacati il cda auspica questo”.
Per la politica non è sufficiente una macchina che costa 16,5 milioni di euro l’anno ed è subito bufera. Tuona l’ex sindaco Gianni Alemanno: “Noi porteremo la questione in consiglio. Il sovrintendente Fuortes  ha detto con chiarezza che questa scelta dei licenziamenti è politica. Si potevano seguire altre strade per pretendere dai sindacati e dai lavoratori un sacrificio per salvare il teatro. Non lo si e’ fatto mettendo i lavoratori davanti a un fatto compiuto e, quindi, si e’ attuato un comportamento antisindacale perche’ si presumeva che sindacati e lavoratori avrebbero detto no a un piano di ristrutturazione che permetteva di risparmiare 3,4 milioni euro. La scelta politica fatta portera’ inevitabilmente il teatro a scendere di livello qualitativo”.
A fronte dell’assenza del Pd dalla Commisisone denunciata dallo stesso Alemanno (D’Ausilio, Nanni, Palumbo, Panecaldo e Tempesta,tutti assenti) il partito fa sentire la sua voce con il deputato Umberto Marroni: “La strada del licenziamento collettivo non solo è inaccettabile, ma rischia di esporre uno dei più importanti teatri lirici italiani ed europei a ricorsi e incertezze. Così come è altrettanto inaccettabile quanto avvenuto nei mesi scorsi che ha costretto il maestro Muti a lasciare la direzione musicale. Forse si è tirata troppo la corda sia da parte dei sindacati che da parte del CdA.Ritengo infatti che sia sbagliato far passare l’idea che una condivisibile e auspicabile revisione contrattuale debba passare per forza attraverso uno scontro e una penalizzazione dei diritti dei lavoratori precarizzandoli e trasformando il Teatro dell’opera in semplice contenitore”.
Infine il Cinque Stelle: “In assenza della maggioranza, le dichiarazioni del sovrintendente Fuortes sono state chiarissime: é stata una chiara scelta di natura politica. Questa maggioranza sta dimostrando di voler fare delle prove muscolari, cosa che sta facendo in tutti i settori e in tutte le società. Sta attuando un chiaro piano di liquidazione e di macelleria sociale. Dobbiamo fermarli perché la spending review va fatta non sulle spalle dei lavoratori ma sui veri sprechi del Comune di Roma con cui la politica campa da anni”. Cosi’ il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Marcello De Vito.